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Francesca Montinaro, per l'Eurovision un palco capace di unire

Scenografa all'ANSA, ''macchina scenica accoglie come l'Italia''

 L'idea era semplice: rappresentare l'Italia, con il suo sole il suo mare, l'arte e la natura, ma soprattutto rappresentare gli italiani con la loro vocazione unica ad adattarsi e ad accogliere. Ne è uscita una creatura fantastica, metà tecnologica metà naturale, un universo di luci che galleggia nell'acqua e può trasformarsi, avvolgere ed esaltare, dal buio alla luce accecante, ognuno dei 40 team che si esibiranno sul palco dell'Eurovision Song Contest. Lo racconta all'ANSA in anteprima l'artista multimediale e stage designer Francesca Montinaro, che dal suo studio romano - dove sta lavorando alla realizzazione di due musei multimediali che nasceranno in Arabia Saudita - vola a Torino per iniziare la costruzione della scenografia da lei ideata per la 66/a edizione dell'Eurovision Song Contest, di cui Rai è Host Broadcaster.
    ''Tutto è iniziato con una gara - spiega - cosa che mi rende particolarmente fiera, e con il concept 'Il sole dentro', che però era limitativo, come chiudere il cielo in una scatola. Ho pensato subito che parlare delle bellezze italiane era parlare in realtà della nostra creatività, che è essa stessa un assoluto artistico. Noi siamo sempre in movimento, in tutti i campi, siamo sempre alla ricerca di una soluzione che ci fa risorgere''. Questa metafora è diventata una macchina scenica di 11 metri per 22 assolutamente mobile, capace di trasformarsi e soprattutto di accogliere gli artisti di tutta Europa: partiranno in 40 alle semifinali del 10 e del 12 maggio al PalaAlpitour di Torino per arrivare in 25 alla finale del 14. Ma anche per dare spazio ai tre conduttori, Laura Pausini, Alessandro Cattelan e Mika, con la regia firmata da un tandem d'eccezione, Duccio Forzano e Cristian Biondani. ''Questo è un palco che come gli italiani deve saper accogliere le diversità e adattarsi, deve sapersi riposizionare come facciamo noi spesso, anche politicamente''. Un lavoro, quello della Montinaro, che in questo momento di guerra è ad alto tasso simbolico. ''Sì, ma l'idea c'era già dopo il covid - spiega - questi due anni che ci hanno fatto capire che solo stare uniti ci può salvare. L'unione è il futuro e questo palco, che mette in scena solo giovani, vuole portare solo segnali positivi. In questo senso il suo significato è ancora più forte in questo momento''. La scena poi, sovrastata dall'enorme quinta di archi rotanti, è a forma di goccia e davanti e intorno (''come l'Italia nel Mediterraneo'') è immersa nell'acqua.
    Davanti i salottini dove si fermano gli artisti sono ''un vero e proprio giardino barocco con piante vere che somiglia a quelli di Villa d'Este, Castel Gandolfo, Villa Lante e tanti altri simili sparsi nel nostro paese. Così come i grandi archi d'acqua che possono avvolgere le passerelle laterali verso il parco secondario ricordano le nostre meravigliose fontane''.
    Sarà però un palco piano, senza ostacoli tipo le scale di Sanremo per cui Francesca Montinaro ha ideato, nelle sue due edizioni da scenografa, il 'Fondale strappato' nel 2013 e il 'Trampolino tra le nubi' per l'edizione 2019. ''C'è un filo di continuità con il mio ultimo Sanremo con Claudio Baglioni - spiega - : questa è una scenografia spaziale non decorativa, come è stata fatta negli ultimi anni al festival, non è un punto di vista critico, è una diversa attitudine. Qui l'impegno è quello di circondare tutti di energia, di essere forti ma neutri perché sono gli artisti a dover esprimere attraverso il palco la loro identità''.
   

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