Morena, Le solite notti

Storia indaga forza schiacciante del potere attraverso una donna

di Marzia Apice (ANSA) - ROMA, 28 SET - ELVIRA MORENA, LE SOLITE NOTTI (Marlin Editore, pp.256, 14.90 Euro). Una donna, Flora nella realtà o Audrey nel sogno, che fa della strada la sua casa e del corpo, ogni notte, il suo lavoro. Attorno a lei, che sembra un fiore malconcio in un contesto degradato di desolante rassegnazione, una schiera di personaggi a cui non ci si affeziona: omuncoli che si impongono vigliaccamente, schiacciando l'altro (più spesso l'altra) con il potere dei soldi o della violenza, e donne smarrite e sole, indifese, a tratti disinteressate alla propria stessa sottomissione. E poi sullo sfondo appare la città, testimone indifferente e privilegiato di una vita che scorre tra riflessioni amare e sordidi ambienti, mentre si allontana la speranza di un riscatto possibile. È cupa l'atmosfera de "Le solite notti", romanzo di Elvira Morena in libreria con Marlin Editore.
    La storia, amara ma con una sottile traccia di delicatezza, inizia nel Sud Italia: qui la giovane Flora, che da sempre immagina se stessa nei panni di Audrey Hepburn, lascia il paese natio senza prospettive né futuro ed emigra al Nord. Dopo un breve periodo da commessa, entra nel giro della prostituzione affidandosi al "protettore" Peppe, che, a sua volta, si appoggia a Rosario, potente boss della zona. Ormai rassegnata a fare la squillo ma ancora capace di sognare un futuro diverso, Flora si innamora di un reporter e in lui ripone una speranza che viene irrimediabilmente delusa. Ancora una volta il destino le volta le spalle, per metterla di nuovo alla prova, soprattutto quando la ragazza dovrà trovare il modo di evitare la galera e di diventare di proprietà del boss...
    Lo stile personale dell'autrice rende senza dubbio interessante la lettura del romanzo, al di là della trama stessa. Nelle pagine emerge la riflessione sul potere, su come esso possa avere una forza in grado di annientare una persona, ma anche su quanto possa essere labile ed effimero. Quello che poi sorprende è il lavoro sul linguaggio: pur essendo questo lontano dall'immediatezza del parlato, palesemente costruito e più volte ricco di metafore, tuttavia restituisce sulla pagina il "sapore" autentico di un ambiente specifico come quello della prostituzione e, in senso lato, della malavita, e della mente di Flora/Audrey. Come se la realtà avesse bisogno di una trasfigurazione per essere raccontata in modo autentico. Lo stesso vale per Flora il cui carattere contraddittorio - luminoso e opaco, libero e in catene al tempo stesso - l'autrice delinea con cura sottolineando come per questo personaggio l'estrema attitudine all'immaginazione sia un modo non per fuggire alla realtà ma per sopravviverle. (ANSA).
   

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