Fellowes, farò Downton Abbey 6

Tra i progetti anche nuova serie Usa nella New York di fine '800

(ANSA) - MANTOVA - Julian Fellowes tranquillizza i fan di 'Downton Abbey', la serie vincitrice del maggior numero di premi nella storia della tv. "Ci sara' una sesta stagione e nella quinta qualche fuocherello, un po' di fumo quando in cucina prende fuoco la stufa, che fara' saltare il party in costume nel castello" dice all'ANSA lo scrittore e sceneggiatore Premio Oscar per 'Gosford Park' che si sente pero' soprattutto attore. "Se mi sveglio di notte e mi chiedo: 'cosa faccio nella vita?'. La risposta e' l'attore. Anche perche' e' qualcosa che hai dentro e non riesci a liberartene mai" spiega.

A poche settimane dalla messa in onda, il 21 settembre, della quinta serie in Gran Bretagna e mentre si aspetta in Italia la quarta stagione di Downton Abbey, che andra' in onda a fine dicembre su Retequattro, Fellowes fa cosi' chiarezza sulle voci che si rincorrono da quando e' uscito il trailer della quinta in cui si allude al fatto che la magione potrebbe andare a fuoco. Intanto, dopo la morte di Matthew, con cui si concludeva la quarta serie, c'e' attesa in Italia su come si aprira' la quarta stagione: "In Inghilterra i contratti con gli attori si possono fare fino a tre anni, a differenza dell'America dove arrivano a 7. Poi si possono ovviamente rinnovare. Abbiamo cercato di convincere Dan Stevens (Matthew) a restare fino a Natale, ma aveva altri impegni a Broadway. Cosi' abbiamo valutato cosa fare e abbiamo pensato a uno scarto temporale di sei mesi dopo la sua morte. Il pubblico della quarta serie - racconta - non vedra' la reazione della famiglia, ne' il suo funerale. Ci ritroviamo direttamente sei mesi dopo la sua morte. Mary sta elaborando il lutto e la famiglia pensa che si riprendera' o che e' giusto lasciare che si disperi" racconta Sir Fellowes, un vero barone che mentre parla tiene fra le mani il suo bastone. Tra i nuovi personaggi della quarta stagione anche l'arrivo di un cantante di jazz, Jack. "Ma non mi piace - afferma - raccontare prima le storie perche' poi non ti diverti a guardare. Quando una cosa piace al mio pubblico provo grande soddisfazione".

Il successo di Downton Abbey e' dovuto principalmente al fatto, secondo Fellowes, che "il pubblico si puo' identificare facilmente con le vite rappresentate. Non e' vero che se in televisione non va in onda qualcosa di terrificante non puo' essere interessante. Nelle mie serie parliamo della rappresentazione di brava gente. Persone che si danno da fare, che cercano di vivere la loro vita al meglio possibile. Ci sono anche i cattivi ma non certo serial killer". Poi spiega che "ognuno di noi nella vita ha in mano un mazzo di carte e lo deve giocare al meglio. Tutti hanno la possibilita' di scegliere e ci deve essere un senso di responsabilita'". Fellowes sta pensando anche ad una nuova serie ambientata in America? "Quando sara' il momento e avverra' la fine naturale di Downton Abbey, ho in programma una serie per NBC Universal, la stessa di Downton Abbey, ambientata nella New York del tardo Ottocento, nel 1870, nell'eta' dell'oro, quando esplodeva la ricchezza di alcune famiglie, i Vanderbilt, Astor e Whitney. Il titolo, preso in prestito da Mark Twain, "The Gilded Age" (L'eta' dorata). Gli aristocratici che avevano in mano l'America dovevano scontrarsi con questa nuova leadership. Un'eta' dell'oro che non coincide con quella dell'Europa dove il cambiamento della situazione si situa tra le due guerre. In Europa l'idea era quella di ricchezza e disciplina, in Usa sono ricco e me la godo" spiega Fellowes.

Dopo i romanzi "Snob" e "Un passato imperfetto", pubblicati da Neri Pozza come la sceneggiatura completa della prima stagione di "Downton Abbey", Fellowes non sta lavorando a un nuovo libro, ma "a due musical, uno e' 'Il vento tra i salici' e posso dirlo perche' e' stato annunciato e poi ci sono una coppia di film". "Scrivere romanzi - sottolinea - e' l'attivita' meno complicata, mentre il cinema, la sceneggiatura e' una faccenda piu' complessa, perche' ognuno vuole metterci del suo. Conviene fare subito alleanze e capire chi vuol fare il film che piace a te. Ma poi e' esaltante quando c'e' il successo di pubblico". (ANSA).

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