Maresco, Berlusconi incarna italiani

Belluscone, una storia siciliana in Orizzonti,ma regista non c'è

    (ANSA) - VENEZIA, 31 AGO - Dire che ''Berlusconi sia il male piovuto sulla terra è stupido. Lui semplicemente è la perfetta incarnazione degli italiani. Basta guardare un film degli anni '60, I mostri di Dino Risi, ritratto dell'antropologia dell'Italia arrapata, codarda, pericolosa. Berlusconi non ha portato niente di nuovo''. Lo dice al telefono all'ANSA Franco Maresco, protagonista (ma lui ha scelto di non esserci) oggi al lido, con Belluscone. Una storia siciliana. Il film, in sala dal 4 settembre distribuito da Parthenos, parte dal voler raccontare il rapporto di Berlusconi con la Sicilia, per diventare un'ironica odissea. Alla Mostra nella sezione Orizzonti è stato acclamato alla proiezione ufficiale con tanto di cori 'Franco…Franco'. Maresco non è al Lido perché ''la vita viene prima dei film.
    Purtroppo in questi ultimi mesi ho trascurato troppo me stesso, persone che mi stanno vicine, la mia salute. Venire avrebbe potuto portarmi di fronte a qualcosa che non avrei retto''. Nel documentario-diario ritratto firmato da Maresco, si passa per interviste a Marcello dell'Utri e Gaspare Mutolo (che parla dell'idea di un rapimento da parte della mafia di Berlusconi, negli anni '70, poi abbandonata); due cantanti neomelodici fans del Cavaliere con tanto di canzone dedicata; l'organizzatore di feste di piazza Ciccio Mira arrestato nel 2013 per la vicinanza a ambienti mafiosi; scene alla Cinico Tv e filmati d'archivio. ''C'è, a destra, chi ha scritto che sono sul libro paga del Pd. Si mettano il cuore in pace, Berlusconi nel film è un pretesto come per un jazzista una canzone - dice il palermitano Maresco -. A me di andare a stabilire una verità giudiziaria, non fregava niente, sarei stato l'ennesima testa di c…. che ci provava. Questo è un film sulla mia terra, sull'umanità che abita qui e che poi diventa universale''.
    'Belluscone', che ha come 'Virgilio' ideale del racconto il critico Tatti Sanguineti, è anche la cronaca del percorso accidentato, durato tre anni, del regista: '' Ero partito con l'idea ingenua di raccontare il rapporto di Berlusconi con la Sicilia, ma mi sono ritrovato nelle mani un film che non mi interessava, non essendo giornalista d'inchiesta. Avevo fatto di decine di interviste, tutte belle, ma mancava l'anima. L'ho ritrovata puntando su Ciccio Mira, però nel frattempo erano finiti i soldi, visto che ci eravamo autofinanziati anche con sottoscrizioni. Siamo andati avanti a tappe forzate e umorali, che tendevano verso il precipizio, finché è arrivato l'ultimo segmento, con Tatti Sanguineti''. Il film ''è la storia di tre fallimenti - dice -. Quello politico ed umano di un Berlusconi sul viale del tramonto, quello della vecchia cultura di Ciccio Mira, e il mio da regista, che mi eclisso''. Maresco da autore non ha mai voluto lasciare Palermo: ''Fare il cinema altrove era da codardi.
    Quando con Daniele Ciprì lavoravamo a Cinico Tv c'era una rabbia infinita per questa terra, ma anche un amore per gli sprazzi d'umanità. Mi è rimasta solo la rabbia. Nelle periferie c'è una disperazione terrificante, ma anche una sorta di invasione degli ultracorpi, tra vestiti griffati, scarpe rubate, trucchi pesanti, occhi sempre puntati su smartphone più o meno rubati, non c'e' più lo sguardo delle persone''. Uno dei momenti più potenti del film, è l'intervista con Marcello dell'Utri che si fa riprendere in palcoscenico, su un trono,sostenendo anche che se Berlusconi svelasse i suoi segreti, ''potrebbero anche venire fuori delle verità sulla morte di Mattei''. Come l'ha convinto a partecipare? ''L'ho chiamato e gli ho chiesto di essere solidale con suo concittadino. A lui piaceva Cinico tv, e ha accettato. Forse gli manderò il dvd''. Alla Mostra c'è anche La trattativa di Sabina Guzzanti... ''. Posso solo dire che abbiamo un umorismo molto diverso, ma curiosamente, Daniele Ciprì è il direttore della fotografia del suo film''.(ANSA).
   

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