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Da 11 anni insegna ai ragazzi malati di tumore, premiata da Mattarella

Daniela Di Fiore: La scuola porta un po' di normalità in ospedale. In un libro il messaggio di speranza dei miei studenti"

Daniela Di Fiore era a scuola in ospedale, al Policlinico Gemelli, dove da 11 anni insegna ai piccoli pazienti del reparto Oncologia, quando ha saputo che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la nominava Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. “Ero qui, stavo finendo il turno e mi sono messa piangere. E' stata un’emozione fortissima, inaspettata", racconta.

La professoressa è stata scelta dal Quirinale "per la passione, la professionalità e la sensibilità con cui svolge il servizio di insegnamento a favore dei piccoli ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma". Un lavoro "durissimo", riconosce lei, soprattutto quando ci si trova ad affrontare un lutto nel reparto. "All’inizio volevo andare via, volevo tornare alla scuola normale - confida la professoressa - però proprio gli altri studenti che hanno diritto allo studio e si trovano ricoverati, ti danno poi la forza di andare avanti”.

E così dal 2010 Di Fiore si è trovata a lottare insieme circa 400 ragazzi malati di tumore, anche nei momenti più difficili, e a insegnargli italiano e storia. "Le lezioni sono individuali. Tu entri proprio nell’intimità di un ragazzo, quello si trova a letto, con un pigiama, non si sente bene. E’ una cristalleria, bisogna sempre stare in punta di piedi però noi portiamo la normalità ai ragazzi perché loro vogliono sentirsi normali, uguali agli altri", racconta. "Fanno lezione sempre, anche quando hanno la chemioterapia - continua - perché per loro è un momento di svago. E’ l’unico momento di diversità dalla routine dell’ospedale".

Il rapporto che si crea è strettissimo e l'insegnante spiega di aver sempre mantenuto i contatti con tutti i suoi alunni, che sente, in alcuni casi, tutte le settimane. Con otto di questi ragazzi ha scritto “Storie di incredibile felicità”, insieme al giornalista Gabriele Manzo. "Hanno voluto raccontare - dice - come hanno superato la malattia anche grazie alla scuola e hanno voluto mandare un messaggio sull’importanza dello studio e sul fatto che si può guarire, un messaggio di speranza"

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