Coronavirus: inchiesta pm Sassari su contagi in ospedale

Verifiche affidate ai Nas, ancora nessun indagato

Si concentra sulla verifica del rispetto dei protocolli di prevenzione del contagio da Covid-19 l'inchiesta aperta dalla Procura di Sassari dopo i numerosi casi di positività registrati in ambito ospedaliero. Soprattutto alla luce di quel che è successo in Cardiologia, dove si è registrato il picco di contagi, il sostituto procuratore Paolo Piras, supportato dai carabinieri del Nas, sta acquisendo tutto il materiale utile per capire se tutte le procedure siano state rispettate. Al momento nessuno è iscritto sul registro degli indagati, né è stata formulata una precisa ipotesi di reato.

È in una fase di verifica preliminare anche l'attività avviata dalla Procura di Tempio dopo il caso del paziente positivo e di un operatore contagiato nel reparto di Ortopedia dell'ospedale Paolo Dettori. La polizia giudiziaria, su mandato del procuratore Gregorio Capasso, continua ad acquisire informazioni, legate soprattutto alle modalità di ingresso e di trattamento del paziente in ospedale. In entrambe le procure le bocche restano comunque cucite e l'attività investigativa è coperta dal massimo riserbo.

"Siamo consapevoli che tutti gli operatori sanitari in Sardegna e a livello nazionale debbano essere considerati come degli eroi in prima linea, a loro va tutta la nostra gratitudine e il nostro rispetto", si limita a commentare Capasso dal suo ufficio di Tempio, per spiegare che quella in atto non è una caccia alle streghe, ma una doverosa verifica del rispetto di protocolli utili per limitare il diffondersi della pandemia.

NIEDDU, PM FACCIANO CIO' CHE DEVONO - I contagiati negli ospedali sardi, in particolare al Santissima Annunziata di Sassari, sono tanti. Troppi. L'assessore della Sanità Mario Nieddu lo sa bene e sulle indagini avviate dai magistrati per capire se siano state adottate tutte le misure necessarie per tutelare i pazienti e gli operatori sanitari, si limita a dire: "è giusto che la Procura faccia quello che deve, che proceda con le sue indagini e se qualcuno ha sbagliato dovrà trarne le conseguenze. Più di questo non posso dire".

Che cosa potrebbe non aver funzionato? "Non ne abbiamo la certezza - spiega all'ANSA l'assessore - in questi momenti è molto complicato arrivare a delle conclusioni perché si è presi dalla concitazione e dall'esigenza di arginare l'infezione e il contagio". Quindi, aggiunge, "molte cose sfuggono, non è un momento semplice per fare valutazioni. La Procura ha invece i suoi mezzi". Sul fronte del reclutamento di operatori sanitari per affrontare l'emergenza, l'esponente della Giunta Solinas ammette che la Regione sta incontrando alcune difficoltà. Non sono però tanto i medici a non accettare, quanto gli infermieri. "Sono evidentemente preoccupati - sottolinea Nieddu -, gli abbiamo anche offerto la retribuzione da coordinatori, ma non c'è verso che accettino".

ALLARME DELL'ORDINE DEI MEDICI, "MASSIMA INSICUREZZA" - I medici in Sardegna sono in "condizioni di massima insicurezza". È l'allarme lanciato dall'ordine dei professionisti sanitari di Cagliari, Oristano e Nuoro, proprio nei giorni in cui diverse procure dell'Isola hanno aperto inchieste sulla gestione dell'emergenza in alcuni ospedali. I presidenti Raimondo Ibba, Antonio Sulis e Maria Giobbe sono pronti ad avviare iniziative di autotutela "in mancanza di correttivi" come "la sanificazione di tutti gli ambienti in cui si svolga assistenza alle persone" e dispositivi di protezione individuali (Dpi) e tamponi ad ogni operatore sanitario".

"Se dovesse davvero arrivare il picco, ci auguriamo che la 'faraonica' organizzazione predisposta dalla Regione sia in grado di reggere l'urto, visto che agli inizi dell'emergenza era stato dichiarato che 'saremmo stati capaci di governare 110.000 casi' - osservano i medici - Non si è riusciti neppure a mettere a disposizione di medici e infermieri i necessari Dpi, mascherine e guanti soprattutto, e non si è proceduto alla sanificazione preventiva degli ambienti di lavoro, soprattutto quelli che in cui si concentra maggiormente il rischio della presenza del virus, guardie mediche comprese". Non solo, per i medici "non è in atto alcuna iniziativa concreta sulla individuazione dei portatori asintomatici e non è stata data alcuna indicazione comportamentale specifica alle strutture sanitarie private"

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