Banda progettava furto salma E. Ferrari

Aveva base a Orgosolo (Nuoro) e operava anche nel nord Italia

di Maria Giovanna Fossati

Da oltre due anni stavano pianificando di rubare la salma di Enzo Ferrari, il fondatore della casa automobilistica morto nel 1988, pronti a chiedere un lauto riscatto ai familiari. Avevano effettuato anche vari sopralluoghi al cimitero di Modena senza che nessuno si accorgesse di nulla. Ma i carabinieri hanno mandato in fumo i loro piani. E' solo la punta dell'iceberg delle tante attività criminali contestate a una banda che operava tra la Sardegna e il nord Italia, sgominata dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro in collaborazione con i militari delle varie città coinvolte.

Eseguiti complessivamente 45 provvedimenti, tra custodie cautelari in carcere e ai domiciliari, obblighi di dimora e denunce, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Cagliari. Del gruppo faceva parte anche l'ex primula rossa del banditismo sardo, Graziano Mesina, attualmente in carcere dopo l'ultima condanna a 30 anni per essere stato a capo di una banda di trafficanti di droga. Il sodalizio, specializzato nel traffico di stupefacenti, armi da guerra, rapine a portavalori e reati contro il patrimonio, puntava a sempre nuove fonti di guadagno: nasce così l'idea di trafugare a scopo di estorsione la salma di Enzo Ferrari.

Un piano che inizia nell'inverno del 2015. Poco dopo i carabinieri, attraverso un'ampia attività tecnica, vengono a conoscenza del progetto della banda, al cui apice vi è l'orgolese Giovanni Antonio Mereu, detto Gianni, di 47 anni, da tempo trapiantato nel parmense. In quell'anno e nell'anno successivo il gruppo banda fa diversi sopralluoghi nel cimitero monumentale di Modena dove è sepolto il patron della Ferrari, ma quando i malviventi stanno per entrare in azione, il colpo viene sventato grazie ai servizi mirati, predisposti nei pressi del cimitero e in tutto il territorio circostante, dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Nuoro diretto dal capitano Luigi Mereu, controlli materialmente effettuati dalla Compagnia di Modena. "La banda aveva predisposto tutto nei minimi dettagli - ha spiegato il col. Saverio Ceglie a capo del Comando provinciale di Nuoro nel corso della conferenza stampa - La pianificazione del furto ricalcava il modus operandi dei sequestri di persona. Nell'ambito del sodalizio sono stati individuate le persone e i ruoli di ciascuno: chi si occupava del furto, chi di trafugare la salma, chi organizzava la richiesta di riscatto ai familiari. Un progetto che è stato in piedi per anni, ma che non è mai riuscito per via degli ampi servizi da noi predisposti".

La famiglia Ferrari era stata avvertita dai Carabinieri ed era a conoscenza di tutto. Le persone coinvolte nell'inchiesta risiedono tra la Sardegna, con epicentro Orgosolo (Nuoro), e quattro regioni del nord Italia: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. Le indagini hanno preso le mosse nell'ottobre 2007 con il sequestro-lampo, a scopo di rapina, dei coniugi Giampaolo Cosseddu e Pietrina Secce. Da quelle indagini è nato un procedimento autonomo sul mercato della droga da cui sono emersi due distinti filoni d'indagine, seppur collegati: da un lato quello riguardante le attività illecite di Graziano Mesina, dall'altro i traffici legati alla droga e alle armi riconducibili a Gianni Mereu. Era lui, tramite un noto perito balistico e un armaiolo, che si approvvigionava di armi provenienti da una struttura dell'Esercito di Padova (il Ce. Ri.Mat), grazie alla complicità di un militare e di un impiegato civile del ministero della Difesa. Le armi venivano utilizzate anche quale corrispettivo per il pagamento di partite di droga acquistate dalla 'ndrangheta ed inviate per lo smercio in Sardegna.

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