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Sanità: una mostra di foto su 'Rinascita' dopo la malattia

A Bologna per sensibilizzare contro il tumore ovarico

(ANSA) - BOLOGNA, 29 APR - Quaranta fotografie che raccontano la propria rinascita, dopo la malattia o un qualunque momento difficile della vita. Sono le opere raccolte nella mostra "Scatta la rinascita", a cura dell'associazione Loto Odv, in esposizione da oggi a Bologna, a Palazzo d'Accursio, fino all'8 maggio, Giornata mondiale sul tumore ovarico. Poi le fotografie inizieranno un viaggio nei Day Hospital dei reparti di ginecologia e senologia oncologica di sette ospedali: il Policlinico Sant'Orsola di Bologna, l'Ospedale Maggiore di Parma, il Morgani Pierantoni di Forlì, gli Infermi di Rimini, gli Ospedali Riuniti di Ancona, il Policlinico Gemelli di Roma, l'Ospedale civico di Palermo.
    L'esposizione, con il supporto di Bper, nasce da un concorso al quale ha partecipato un centinaio di persone in varie parti d'Italia. Ad aprire la mostra è un'opera donata dal fotografo Nino Migliori: un volo onirico di uccelli in cielo. Gli scatti ritraggono paesaggi, tramonti, scorci di luce tra i panni stesi, un parto, un nudo con le cicatrici dipinte d'oro (la fotografia vincitrice), una conchiglia sulla spiaggia, un bagno in mare, l'autoscatto dell'ultimo giorno di chemioterapia. "Il nostro scopo - spiega Sandra Balboni, presidente di Loto Odv, associazione nata nel 2013 a Bologna e attiva anche nelle Marche, Lazio e Sicilia - è di sensibilizzare e informare le donne sui tumori ginecologici e prendere per mano quelle che ricevono la diagnosi. Ora lo facciamo anche arricchendo le sale d'aspetto degli ospedali con immagini di speranza".
    In questo momento, in Italia, sono 51mila le donne interessate dal tumore ovarico, 5.300 le nuove diagnosi ogni anno, di queste 450 in Emilia-Romagna. Solo il 40% sopravvive a 5 anni dalla diagnosi. "La prevenzione è fondamentale - sottolinea Myriam Perrone - medico della Ginecologia oncologica del Sant'Orsola di Bologna e componente del Comitato scientifico di Loto - è bene sottoporsi allo screening periodico con il pap test per il tumore al collo dell'utero, ma è anche molto importante un'ecografia annuale di controllo. Un'attenzione particolare alla familiarità, con l'invito a sottoporsi al test genetico in presenza di casi in famiglia". (ANSA).
   

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