Società & Diritti

Figli maschi, come crescere l'uomo 'vero' di domani

L'elenco dei luoghi comuni per crescerli 'forti' è lungo, serve cambiamento culturale

Essere 'forti' foto iStock. © Ansa
  • di Agnese Ferrara
  • 25 ottobre 2020
  • 20:27

Come crescere i figli maschi, oggi? Che il quesito sia l'emblema della crescente difficoltà dei genitori moderni lo si vede adocchiando l’indice delle risposte, piene di indizi, che lo stesso motore di ricerca sforna sotto i nostri occhi: ‘come essere madre di figli maschi’, ‘rapporto padre-figlio maschio’, ‘i figli maschi matrizzano’ (ndr: ‘matrizzare’ nel linguaggio comune significa che i maschietti tendono ad acquisire l’indole materno anche se si tratta di un luogo comune), ‘madre anaffettiva nei confronti dei figli maschi’, ‘madre di due figli maschi’ eccetera. Forse, ma non lo abbiamo appurato, sono soprattutto le donne che navigando a caccia di risposte online e sentendosi le principali responsabili della crescita dei figli incidono sul genere di titoli che il motore di ricerca riassume in homepage (un solo titolo dedicato ai padri, il resto è tutto al femminile) ma la chiamata a risolvere la questione è divenuta urgente per entrambi i genitori, sentenziano gli psicologi clinici .
Si parla moltissimo di come incoraggiare le femmine a realizzarsi e non cedere alle prepotenze ma come comportarsi con i maschietti? Come incoraggiarli a esprimere i propri sentimenti, anche verso le donne, ed agire nel rispetto reciproco prendendo in mano la propria vita con soddisfazione e responsabilità? Come crescere gli ‘uomini di domani’?
La crisi dei maschi che, a detta di psicologi e studiosi, tendono a ricacciare le proprie emozioni e fragilità in un angolo chiuso della mente, ha radici profonde e si nutre anche di affermazioni tipiche che rivolgiamo loro come ‘tieni duro’, ‘uomini veri’ e così via ma anche ‘come puoi aspettarti che un maschio rimanga seduto delle ore a scuola?’ oppure ‘il testosterone li rende nervosi e sconsiderati’ o ‘i ragazzi non provano sentimenti, i maschi sono maschi’, ‘è maschio, non piange mai’. L'elenco dei luoghi comuni che impongono al genere maschile di essere appunto più ‘forte’, allontanando da sé le emozioni (tanto da essere giustificato anche dai suoi genitori anche quando fa cose che alle femmine invece non sono concesse) ce lo ricorda lo psicologo clinico Michael Reichert, che alla Pennsylvania University svolge da sempre indagini sulla psicologia maschile. Che spiega: “richiedere ai ragazzi di differenziare ciò che mostrano al mondo e ciò che sentono dentro accade spesso e fin da piccolissimi. Già a due anni imparano cosa va bene mostrare e cosa tenere per sé. I ragazzi crescono con questa maschera che col tempo coinciderà con loro stessi. Imparano presto a non considerare il proprio cuore”. Lo specialista, nel nuovo manuale ‘Quello che non abbiamo ancora capito dei maschi. Guida per crescere giovani uomini nel mondo di domani’ (in Italia edito da Feltrinelli), ricorda che il nocciolo della questione sia nella carenza dell’intelligenza emotiva con cui si crescono i maschi che imparano presto a divenire distaccati ma anche più impreparati a gestire una relazione che è fatta di sentimenti. “Le ferite emotive fanno crescere uomini più infelici, tristi, ansiosi e costituiscono il terreno fertile che potrebbe condurre a farli perdere in esibizioni di maschilismo, nel cedere all’alcolismo o al consumo di droghe e a cadere con più probabilità nel bullismo e nelle violenze sessuali”, sottolinea l’autore.
Cosa possiamo fare, adesso? “I ragazzi che si sentono al sicuro diventano uomini più forti. Un bambino che si sente ‘amato’ e ‘accudito’ è in grado di resistere meglio alle pressioni e di riprendersi dalle avversità. Invece il timore di ‘minare la mascolinità’ di un figlio con effusioni e affetto tiene alla larga le madri e i padri, da parte loro, tramandano l’obbligo culturale che i ragazzi dimostrino la loro mascolinità” precisa Reichert. Se vogliamo che i nostri figli contino su loro stessi e sulle loro virtù, ricorda lo psicologo nel testo ricco di casi e riflessioni, dobbiamo inoltre valorizzarli noi stessi.
La chiave per cambiare questa cultura è nel modo in cui gli adulti (genitori, ma anche insegnanti e educatori) capiranno il meccanismo usando strumenti per aiutare i ragazzi a svilupparsi in senso sociale ed emotivo e lo psicologo clinico ci ricorda come e quanto le altre figure adulte di riferimento possano dare nuova linfa vitale ai giovani uomini. I ragazzi sono ‘studenti relazionali’ - ricorda l'autore - che dipendono anche dal legame con un insegnante o un allenatore per impegnarsi e il ruolo della gestione di questa relazione ricade immancabilmente sull’adulto che deve essere un ‘docente razionale’ .

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