Lusso

Patrizio Bertelli a bordo di Scud, "ecco perchè amo la barca a vela"

In mare tornano gli yacht a vela d'epoca come opere d'arte per collezionisti amanti del mare

Scud di Patrizio Bertelli, vincitore dell’Argentario Sailing Week 2022 (classe Vintage Aurici) © ANSA
  • di Agnese Ferrara
  • 23 giugno 2022
  • 16:28

“Scud l’ho trovata in Belgio, completamente abbandonata da anni in un campo. Per recuperarla integralmente abbiamo dovuto fasciarla con una sella per tenerla insieme ed evitare che si sfaldasse” , spiega Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada, velista appassionato e patron di Luna Rossa (è iscritto nell'albo d'oro dell’America's Cup Hall of Fame) che ci racconta come è nato l’amore per uno sloop del 1903, per lo stile di vita a vela e per i momenti preziosi che regala a tutti il mare vissuto dalla barca. La passione per le ‘regine del mare’, così si chiamano gli yacht a vela d’epoca, contagia i più facoltosi alla pari dei collezionisti d’arte e con la fine delle restrizioni da Covid nei nostri mari sono ricomparse le barche di lusso, insieme a migliaia di natanti pronti per solcare il Mediterraneo questa estate.
Sempre più apprezzate le classiche e storiche a vela, amate dai magnati di tutto il mondo alla pari di quadri e gioielli preziosi. Ben 36 di questi tesori hanno sfilato ormeggiando sulla banchina de La Pilarella di Porto Santo Stefano, Toscana, in occasione dell’Argentario Sailing Week, regata per imbarcazioni classiche appena conclusa e organizzata dallo Yacht Club Santo Stefano e dal Comune di Monte Argentario. Presente anche Scud, ultimo acquisto di Patrizio Bertelli che ci accoglie a bordo. E' un elegantissimo ‘sloop’ del 1903 disegnato da Nat Herreshoff (progettista soprannominato il Leonardo Da Vinci della nautica e ritenuto il padre delle barche moderne). Interamente restaurato lo scorso anno dal Cantiere Navale Argentario specializzato in barche d’epoca, ha la coperta in (delicatissimo) cedro dal Canada, come lo scafo in doppio fasciame. “Herreshoff era un progettista rivoluzionario e come Scud ne realizzò tredici. Ad oggi ce ne sono in tutto tre, una è in un cantiere negli USA ed un’altra è stata modificata e riarmata a ketch, sciupandola un po’ per navigare nel Maine con poco vento e poco mare.  Queste barche non venivano fatte in modo particolarmente curato sulla parte marina perché erano una tipologia che doveva durare poco e poi essere eliminate. Non erano pensate per durare una vita, erano invece sofisticate sul piano velico” sottolinea Bertelli che la prima volta che ha messo piede su una barca erano gli anni Settanta, invitato per una regata a bordo di un poco performante Brigant 7,50.  
Cos’è per lei la vita in barca a vela? “E’, prima di tutto, un grande desiderio di evasione. Un elemento che ha cambiato profondamente questo concetto è stato il telefonino. Quando non c’erano gli smarphone la barca a vela voleva dire vivere un tempo dettato dal mare.  In regata a bordo con me ancora oggi è vietato tenere i cellulari attaccati. Ammetto che il telefono è utile quando siamo in vacanza in barca, magari per riunirci con amici nei golfi, ma ha comunque levato fascino alla vela e al mare.  La barca a vela ha in se la capacità di permettere speciali momenti di isolamento dal mondo, di allontanarsi dalle cose e con questi cellulari questa magia si è un po’ incrinata”.
Gli italiani sono prossimi alle vacanze e le barche sono in grande spolvero, dai gommoni agli yacht e alle barche a vela. Cosa è speciale visto dal mare? Suggerisce Bertelli: “I panorami da godere sono tanti e gli stessi di sempre, è cambiata invece a mio avviso la sensibilità di apprezzare il mare e, come dicevo i telefonini sono l'emblema della distrazione. Sicuramente, inoltre, a vela la cosa più bella è la partenza, come l’arrivo in un golfo. La meta è una conquista quotidiana andando per mare, navigando per giorni. Scendere a terra, prendere qualcosa in un bar diventano così una conquista da vivere a pieno e non so quanto oggi nella vela sia preservato questo aspetto. Di certo è un fatto personale, come ognuno si identifica con la propria barca e con il mare. Per me anche i tramonti in rada sono unici, non vado mai in porto per godermi questi momenti così unici che solo il mare sa dare”.
Si può far crescere l’amore ed il rispetto per il mare anche attraverso le regate di barche storiche? Risponde Bertelli: “Questa che si svolge in Toscana dovrebbe a mio avviso migliorare il regolamento per diventare una vera festa del mare, includendo anche quei settori di barche che invece oggi sono esclusi. Si potrebbero inoltre usare le isole dell’Arcipelago come boe, dal Giglio all’Elba e bisognerebbe crederci di più, migliorare i servizi, accogliere più concretamente”. 

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