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Maxirissa sul Garda, il sindaco: 'Ai colpevoli lavori socialmente utili'

Giovanni Dal Cero: 'Chi sbaglia paga'. Una decina di ragazze vittime. Meloni, silenzio dalle femministe

Un branco composto da una trentina di persone in tutto, la maggioranza probabilmente minorenni. A tre giorni dal raduno sul Garda convocato via TikTok durante il quale si è scatenata una maxirissa tra ragazzini, alcuni dei quali immigrati di seconda generazione, fanno un passo avanti le indagini sull'episodio peggiore che sarebbe avvenuto in quel contesto, quello raccontato con tanto di denuncia alla Polfer da 5 ragazze tra i 15 e i 17 anni di Milano e Pavia: salite sul treno per tornare a casa dopo una gita a Gardaland, sarebbero state accerchiate e molestate. E intanto monta la polemica politica, con il centrodestra che accusa la sinistra di stendere una "cappa di silenzio" sull'intera vicenda per non mettere in cattiva luce gli immigrati. Dopo le decine di persone identificate per la rissa, proseguono dunque gli accertamenti della squadra mobile di Verona. Anche perché, se cinque ragazze hanno presentato la denuncia, il numero di quelle che sarebbero state molestate sarebbe più alto, almeno il doppio. E sono anche stati rafforzati i controlli e le misure di sicurezza, sia a Peschiera sia sui treni da e per il Garda. Nei video ormai virali sui social si vedono gruppi di giovani invadere i binari della stazione di Peschiera, ma non è lì che sarebbero avvenute le molestie. Nella denuncia le vittime hanno raccontato infatti che le aggressioni sono avvenute sul treno regionale, bloccato dopo che qualcuno aveva azionato il freno di emergenza, e hanno riguardato, appunto, anche altre ragazze. Non c'è ancora la certezza, ma è molto probabile che i presunti molestatori facessero parte proprio del gruppo che ha generato i tafferugli durante il raduno".

"Da papà e da sindaco dico che dobbiamo interrogarci su quanto accaduto, capire che è un problema sociale, che c'è un problema vero di integrazione e di educazione. Le soluzioni possono essere educative e repressive. Ad esempio sulla repressione si potrebbe iniziare a fargli fare qualche lavoro socialmente utile". Lo dice il sindaco leghista di Castelnuovo del Garda, Giovanni Dal Cero, sulla maxirissa del 2 giugno scorso. "Mandateli nei comuni, noi abbiamo tantissime cose da fargli fare: foglie da raccogliere, panchine, da sistemare, rendere più gradevole il nostro luogo - elenca -. Facciamo capire loro che chi sbaglia paga, anche se sono minorenni".

 

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Stiamo facendo accertamenti su tutti i fatti che possono avere risultanze penali", ha spiegato il neo dirigente della squadra mobile di Verona Carlo Bartelli, precisando che si sta "procedendo con una ricostruzione dei fatti avvenuti giovedì in spiaggia, nell'abitato di Peschiera del Garda e sul treno". E anche oggi è rimasto operativo alla stazione di Peschiera e lungo le spiagge del basso lago il servizio rafforzato con agenti in antisommossa, impegnati a prevenire eventuali arrivi di malintenzionati. Sui social infatti erano circolati nei giorni scorsi post e video che annunciavano una "replica" nella località gardesana. Durante la maxi rissa di tre giorni fa si sono verificati anche furti ai bagnanti, oltre a danneggiamenti ad automobili e locali pubblici. Sale intanto la polemica politica, proprio sull'ipotesi che queste 'bande' fossero composte da ragazzi italiani di "seconda generazione", figli di famiglie immigrate. "Come per le abominevoli violenze di capodanno - dice la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni - è calata una cappa di silenzio da parte di certa sinistra e delle femministe. Nessuna parola di sdegno, nessuna presa di posizione forte e decisa, probabilmente per paura di mettere in cattiva luce gli immigrati". Per Matteo Salvini "a questi ragazzi qualcuno l'educazione gliela deve insegnare e se non sono mamma e papà lo farà qualcun altro". "Non mi interessa prima o seconda generazione - aggiunge il leader leghista - questo insegna che bisognerebbe reintrodurre la leva". La deputata di Forza Italia Laura Ravetto chiede "tolleranza zero" per il branco. "Mi aspetto lo stesso sdegno mediatico che per settimane una certa sinistra, femministe in testa, hanno riservato agli Alpini". E parla di fatto "gravissimo" da "condannare con severità" anche il leader di Azione Carlo Calenda. "Se sono immigrati regolari vanno processati per direttissima, se sono clandestini rispediti a casa ancora più velocemente".

Zaia, la parola chiave è repressione - "Ma ha visto i video? Ha visto le immagini? Come si fa a non farsi ribollire il sangue?". Lo dice il presidente del Veneto, Luca Zaia, in un'intervista al 'Corriere della Sera' in cui parla delle molestie denunciate da alcune ragazze, che sarebbero avvenute su un treno nella zona del Garda. "Inutile lamentarsi dei magistrati e di come interpretano le leggi. Qui sono le leggi che non devono lasciare scampo", sottolinea Zaia, lanciando così un messaggio alla politica. "Non mi importa se questa gente era italiana, di prima o di ventesima generazione. Certo, la giornata di follia l'avevano chiamata 'L'Africa in Italia' e i molestatori sul treno gridavano 'le donne bianche qui non salgono'. Ma il punto è: questa roba, noi qui non la vogliamo. Non la accettiamo. Da nessuno e a prescindere dall'origine", ribadisce il governatore che poi aggiunge: "La parola chiave, l'hashtag è: repressione. Dobbiamo essere consapevoli che l'educazione è importante, le politiche sociali pure, ma una certa soglia non può essere superata. Punto. Ma lo sa la cosa che più mi ha colpito? I tizi che se ne stavano lì, belli tranquilli in quel manicomio, a riprendere tutto con i telefonini. Mentre la polizia caricava, questi filmavano. Per essere i primi a rilanciare la cosa sui social, immagino. Neanche c'è più la paura, quel che conta è dire 'io c'ero'". Per Zaia "non possiamo assuefarci. Non possiamo giustificare. I responsabili delle violenze non sono persone con un'infanzia difficile, ma persone che vanno punite. Non voglio chiamare questa gente ragazzi, perché mi sembra già assolutorio: sono devastatori". "Il punto è che non si punisce", attacca Zaia. "Questo è il Paese dell'impunità - prosegue - e i responsabili di quella follia lo sanno. C'è chi tirerà fuori l'attenuante dell'età, il branco, la difficoltà a trovare personalmente i responsabili, il fatto che c'è stato solo un ferito, anche se forse sono di più. Sarà tutto derubricato e se ci saranno condanne, non saranno scontate. Ma la colpa non è dei magistrati. Ma di leggi che sono da cambiare". Per esempio? "Il carcere. In altri ordinamenti c'è la notte in carcere. Che poi diventa una settimana e via aggravando. Se invece a chi fa robe del genere non succede niente, se l'impunità è garantita, il partecipare alle violenze diventa una medaglia da esibire. Il fatto è che oggi la legge non considera questi reati come gravi. Invece lo sono. Ci vengono a dire che l'incidenza della criminalità nei nostri territori è bassa, ma questo è un campanello d'allarme gravissimo", ribadisce Zaia.

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