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Petrov's Flu, la realtà alcolica della Russia

A Cannes il film di Serebrennikov interdetto a uscire dal Paese

(ANSA) - CANNES, 12 LUG - Si può dire che se THE FRENCH DISPATCH di Wes Anderson racconta l'anima fantastica dell'America, PETROV'S FLU di Kirill Serebrennikov, anche lui in concorso alla 74/a edizione del Festival di Cannes, quella più piena di storia e follia, anche alcolica, della Russia. Assente il regista, bloccato nel suo Paese da una condanna penale, il festival ha voluto però lanciare un messaggio politico in suo sostegno: gli attori del film hanno salito i gradini della Montee des Marches per la premiere indossando un distintivo rosso con le iniziali "KS", mostrato anche dal presidente del festival Pierre Lescure e dal delegato generale Thierry Frémaux, che li ha accolti in cima. E nella platea del Grande Theatre Lumiere la sedia che avrebbe dovuto ospitare Serebrennikov è rimasta vuota. Alla fine della proiezione infatti, grazie a una videochiamata, il regista ha potuto salutare e ringraziare dal vivo il festival e il pubblico.
    Cosa racconta il film in cui regnano confusione, rumore, intreccio di storie, neve e vodka? Una giornata nella vita di un fumettista e della sua famiglia nella Russia post-sovietica.
    Basato sul romanzo 'The Petrovs In and Around the Flu' di Alexey Salnikov, PETROV'S FLU si rivela, sequenza dopo sequenza, un viaggio allucinato tra realtà e immaginazione. Questa la storia.
    Petrov (Semyon Serzin) fa il meccanico, mentre sua moglie Petrova (Čulpan Nailevna Chamatova) è invece bibliotecaria. Sono divorziati, ma vivono ancora sotto lo stesso tetto insieme al figlio, un bambino delle elementari. Ora Petrov, quasi trentenne, sta tornando a casa dal lavoro a bordo di un filobus pieno di gente decisamente agitata quando si accorge di avere la febbre. Poco dopo, senza neppure accorgersene, si ritrova all'interno di un carro funebre - il defunto si è infatti risvegliato e se n'è andato -, bevendo vodka con un'altra persona. Finalmente a casa Petrov trova ex moglie e il figlio, entrambi malati di influenza. "Spero che quando il mondo sarà di nuovo in grado di viaggiare, potrò unirmi a tutti voi - ha detto in un'intervista a Variety -. Ho avuto la mia storia di reclusione. Ora è come una moda globale, sono una specie di pioniere" scherza il regista cinquantunenne. (ANSA).
   

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