Conte: 'Lo Stato risarcirà i figli di Marianna Manduca'

Il premier: 'Bisogna saper riconoscere gli errori'. La donna, uccisa nel 2007dal marito, aveva denunciato più volte le violenze.

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dal premier Giuseppe Conte arriva la notizia che tanti avevano chiesto e si aspettavano: i tre figli di Marianna Manduca, la trentaduenne assassinata nel 2007 dal marito Saverio Nolfo (dopo aver denunciato il coniuge 12 volte in un anno alla procura di Caltagirone), avranno la somma dovuta alla loro mamma, indennizzo che era stato revocato dai giudizi su iniziativa del Governo, e anche un cospicuo risarcimento del danno non patrimoniale da parte dello Stato. Carmelo, Stefano e Salvatore, tredici anni fa erano ancora minorenni. "Certo, non riavranno più la loro mamma, giovane e bella, ma lo Stato sottoscriverà un accordo transattivo - dice il premier, parlando a Palazzo Chigi - perché deve essere in grado di riconoscere i propri errori". 

Lo scorso 19 marzo la Corte d'appello di Messina aveva revocato l'indennizzo per danno patrimoniale nei confronti dei figli della vittima, ma il successivo 8 aprile la Cassazione ha bocciato la decisione dei giudici, stigmatizzando un "percorso argomentativo in contrasto con le regole che governano l'accertamento del concatenarsi degli eventi". La Corte d'appello di Catanzaro si sarebbe dovuta pronunciare sul caso il prossimo 9 dicembre. Il marito di Marianna - che per il delitto è stato condannato in abbreviato a 21 anni di carcere - ha inferto numerose coltellate contro la moglie, in strada, a Palagonia, nel Catanese, davanti ai passanti e al padre della vittima. Era il 3 ottobre 2007. Marianna, che si stava separando dal marito, aveva denunciato di essere stata più volte minacciata con un coltello, ma la Procura non ordinò alcuna perquisizione né il sequestro dell'arma. Secondo i giudici d'appello, "l'omissione addebitabile alla Procura" sarebbe stata "eziologicamente insufficiente" nel determinare la morte di Marianna. La Cassazione stabilì che il modo di argomentatre dei giudici d'appello era "contraddittorio" e non condivisibile. Il ricorso alla suprema corte era stato presentato da Carmelo Cali', il cugino di Marianna, che con sua moglie ha adottato i tre ragazzi.


   

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