Carcere: Fdi antimafia, 60 scarcerazioni chieste dal Dap

I parlamentari in attesa dell'audizione in Commissione del ministro Bonafede, hanno chiesto di acquisire l'elenco aggiornato delle scarcerazioni con le relative motivazioni

Continua a fare discutere la vicenda della scarcerazione di alcuni boss per l'emergenza sanitaria dopo che le opposizioni hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Bonafede. "Aspettiamo di capire quali sono le risposte che il presidente Conte vorrà darci su un tema prioritario per noi come quello della giustizia", così il coordinatore nazionale di Italia Viva Ettore Rosato, interpellato dal quotidiano online Affaritaliani.it, risponde alla domanda se nella maggioranza sia tornato il sereno dopo l'incontro di ieri tra la delegazione di IV e il presidente Conte e se i renziani in Parlamento voteranno no alla mozione di sfiducia al ministro Bonafede.

Intanto FdI va all'attacco. "I documenti che il governo ci ha consentito di visionare in Commissione antimafia, aggiornati al 25 aprile, dimostrano quanto sia fuorviante il tentativo del governo di scaricare sui giudici di sorveglianza la responsabilità delle scarcerazioni dei mafiosi con il pretesto del coronavirus. Oltre 60 scarcerazioni non sono state richieste dai difensori ma dall'amministrazione penitenziaria", affermano il segretario della Commissione antimafia Wanda Ferro e i parlamentari di Fratelli d'Italia nell'organismo parlamentare Luca Ciriani e Antonio Iannone.

I parlamentari Fdi, in attesa dell'audizione in Commissione del ministro Bonafede, hanno chiesto di acquisire l'elenco aggiornato delle scarcerazioni con le relative motivazioni e i verbali delle intercettazioni del Gom della Polizia penitenziaria "nei quali i mafiosi hanno espresso timori, se non vere e proprie minacce, per la possibile nomina alla guida del Dap del magistrato Di Matteo". I parlamentari di Fratelli d'Italia hanno più volte evidenziato le responsabilità del governo rispetto allo scandalo delle scarcerazioni dei boss, prima con la linea morbida adottata dopo le rivolte nelle carceri "in cui è evidente una regia occulta delle organizzazioni criminali", poi con l'inserimento dell'articolo 123 del "Cura Italia" che introduce un collegamento tra l'incompatibilità della detenzione in carcere per motivi di salute e il rischio di contrarre il coronavirus e con la circolare del Dap del 21 marzo che ha suggerito la scarcerazione per i detenuti con determinate patologie o con età superiori a 70 anni, senza neppure escludere i capimafia sottoposti al regime di isolamento del 41-bis. I rappresentanti di Fratelli d'Italia in Commissione hanno depositato una relazione in cui sollecitano un intervento di carattere normativo finalizzato a impedire che il rischio di contagio venga considerato come un motivo valido per disporre la detenzione domiciliare, considerato anche che i detenuti in regime di 41-bis vivono in una situazione di sostanziale isolamento che rende irrisorio il rischio di contagio.
   

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