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Fazzalari:killer spietato,a capo cosca da latitante

Fazzalari:killer spietato,a capo cosca da latitante

Episodio testa mozzata come bersaglio. Dda:'si sentiva al sicuro'

REGGIO CALABRIA, 26 giugno 2016, 21:38

Clemente Angotti

ANSACheck

Ndrangheta boss Fazzalari arrested in Italy © ANSA/EPA

Ndrangheta boss Fazzalari arrested in Italy © ANSA/EPA
Ndrangheta boss Fazzalari arrested in Italy © ANSA/EPA

(di Clemente Angotti) Ha sempre amato la bella vita, Ernesto Fazzalari, 47 anni, il superlatitante di 'ndrangheta, a capo dell'omonima cosca di Taurianova che controllava anche dal suo rifugio segreto. Di Fazzalari, poco più che venticinquenne, già killer spietato, sicario di riferimento del suo clan per la facilità con cui sparava, si erano perse le tracce nel 1996, pochi anni dopo il momento più cruento e sanguinoso della faida che vide contrapporsi a Taurianova le cosche Asciutto-Neri-Grimaldi e Fazzalari-Crea-Viola. Pesantissimo il bilancio, 32 morti ammazzati, dal 1989 al 1991, nella sequela di omicidi e vendette. Una guerra che si interruppe solo con l'operazione Taurus del 1996 che coinvolse 176 persone. A Fazzalari, segnalato come "spietato killer" anche dall'Europol sin dal 2004, sono stati addebitati gli omicidi di Vincenzo Maisano, Francesco Asciutto e Antonio Sorrentino, e il tentato omicidio di Santo Asciutto. In quel contesto di lotta cruenta tra cosche, le cronache registrarono un episodio macabro e terribile: la testa mozzata di una delle vittime Giuseppe Grimaldi che, ucciso assieme ad altre tre persone, venne lanciata, come raccontato da alcune persone presenti all'accaduto, in aria e usata per il tiro bersaglio. Per gli inquirenti, la firma di quell'omicidio fu quella di Ernesto Fazzalari. Accusa che, però, non resse al processo. Una vicenda giudiziaria che, comunque, si concluse con la condanna definitiva all'ergastolo del boss per due omicidi e due tentati omicidi. Il boss di Taurianova, pur da latitante, era un capo, che ha continuato ad operare con un ruolo direttivo all'interno del suo clan e in tutti questi anni non ha perso un grammo del suo potere. Anzi lo ha accresciuto. In vent'anni di latitanza, tra sigari e champagne di marca, per ben due volte sfuggito alla cattura, Fazzalari ha maturato la capacità di mimetizzarsi e di spostarsi continuamente. In questo lasso di tempo è stato cercato in Calabria e fuori, ma invano. L'impressione che si nascondesse in loco, però, non è mai venuta meno. Dieci anni fa, i carabinieri a poca distanza dal suo ultimo nascondiglio scoprirono anche un bunker a cinque stelle, sorvegliato da due pitbull, fornito di ogni comfort (condizionatore d'aria, computer con accesso ad internet e frigo con alcune bottiglie di champagne di marca e generi di conforto), all'interno del quale Fazzolari aveva trovato rifugio. Dunque, secondo gli inquirenti, non un latitante dimenticato dalla 'ndrangheta, e privo di collegamenti, di relazioni, di rapporti, ma forte di un'omertà che l'ha coperto fin qui. "E' stato una lavoro straordinario, condotto in silenzio - ha aggiunto De Raho - e in un territorio in cui gli Zagari-Fazzolari controllano ogni zolla di terreno. Si sentiva protetto nel suo territorio, dalla sua gente. Possiamo dire che non esistono territori indenni al controllo dello Stato".
   

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