Jeb Bush, ho leadership presidente

Domani l'annuncio della candidatura a Miami

 "Più che le primarie repubblicane, sembra il Kentucky Derby": Bill Clinton ha gioco facile nel fare ironia sull'incredibile numero di candidati alla Casa Bianca nelle file del Grand Old Party. Ma da oggi sua moglie Hillary dovrà vedersela con l'osso più duro, almeno sulla carta: Jeb Bush, colui che dovrebbe sgombrare il campo a destra affermandosi facilmente come frontrunner dei repubblicani. E trasformando le presidenziali americane del 2016 in una vera e propria lotta tra dinastie: i Clinton contro i Bush

 L'ex governatore della Florida, 62 anni, dopo settimane di attesa, annuncerà ufficialmente la sua discesa in campo a Miami, parlando in una delle due più grandi università americane, il Miami Dade College. La sua speranza è di fugare definitivamente tutti i dubbi sulle sue capacità di leader, e dimostrare di avere davvero la stoffa del Commander in Chief: "La candidatura ufficiale mi permetterà di dimostrare di avere la leadership necessaria per diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti", ha detto alla vigilia in un'intervista tv da Tallin, in Estonia, dove ha chiuso un tour europeo per accreditarsi presso alcune delle capitali del Vecchio Continente.

"Al contrario di altri candidati che finora sono stati ad ascoltare e ad imparare io offrirò delle strade alternative e sarò molto più concreto sulle politiche che credo bisognerà portare avanti per il Paese", ha spiegato Bush con una frecciatina neanche tanto velata alla sua avversaria numero uno, Hillary, che fino al bagno di folla newyorchese di ieri aveva dedicato la prima fase della sua campagna ad "ascoltare il Paese", con una lunga serie di incontri privati. Ed e' gia' duello Clinton-Bush: "Yesterday is over", dice l'ex first lady dall'Iowa, accusando Bush e gli altri candidati repubblicani di rappresentare il passato, mentre "l'America ha bisogno di un nuovo inizio", non di "tornare indietro", a quelle che definisce "le false promesse".

La Clinton rompe anche il silenzio sulla delicata questione dell'intesa per la zona di libero scambio nel Pacifico fortemente voluto da Barack Obama ma osteggiato da gran parte dei democratici: "Senza le giuste garanzie sul fronte della sicurezza nazionale e della protezione dei lavoratori americani non ci puo' essere alcun accordo", afferma l'ex segretario di stato, per la quale "il presidente ha una grande opportunita' di ascoltare chi si oppone e di migliorare l'intesa possibile" Certo, sarà difficile per Jeb un debutto trionfalistico come il comizio a Roosevelt Island di Hillary.

Ma sulla strada dell'ipotetico Bush III prima della Clinton c'è un altro ostacolo: Marco Rubio. Il giovane senatore di origini cubane, 44 anni, di cui Bush è stato il mentore, appare per ora l'unico candidato che nelle primarie repubblicane può davvero metterlo in difficoltà. Con una visione più ferma su molte questioni, a partire da quella spinosissima dell'immigrazione, rispetto alla linea più moderata e da molti considerata 'molle' di Bush. Una delle grandi sfide di Jeb sarà poi gestire la pesantissima eredità di suo padre e di suo fratello, nel bene e nel male. In un difficile equilibrio tra l'orgoglio di appartenere ad una delle famiglie più famose e potenti d'America e la necessità di emanciparsi - distanziandosi se necessario - dai suoi illustri familiari. I sondaggi finora non lo incoraggiano molto, non gli riconoscono quel ruolo di protagonista che dovrebbe assumere a destra. In molti più che un Bush III temono un Romney II. Ma da domani Jeb ha l'opportunità di ingranare la marcia giusta.

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