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Qui Londra, 'profughi ucraini sì, migranti no'

Il Regno Unito apre ai visti a chi 'fugge da Putin', mentre sbarra la Manica

Le porte del Regno Unito si aprono finalmente, dopo le lentezze delle prime settimane, al rilascio dei visti riservati agli sfollati in fuga dalla guerra scatenata dall'invasione russa dell'Ucraina. Anche se - per paradosso - i dati chiamati a certificare l'accelerazione dell'iter privilegiato garantito a suo tempo arrivano in contemporanea con il proclama di un ferreo giro di vite da parte del governo Tory di Boris Johnson contro l'immigrazione ordinaria: con tanto di dispiegamento di unità militari della Royal Navy a dare la caccia ai "migranti illegali" e agli scafisti lungo le rotte della Manica e di piani per la deportazione di fatto in Africa, con biglietti "one way" verso il lontano Ruanda, dei "clandestini" aggrappati in futuro alla speranza d'una domanda di asilo.

Un contesto non facile da conciliare con la "generosità" rivendicata nelle stesse ore dal ministero dell'Interno di BoJo (l'Home Office) sull'onda dell'annuncio dello sblocco di 56.500 visti ad altrettanti profughi ucraini, dopo le critiche incassate inizialmente da Londra per la partenza con il contagocce delle operazioni rispetto ad altri Paesi europei e i primi ostacoli burocratici alla campagna d'accoglienza promessa. O con la grancassa sullo sbarco già avvenuto di 16.400 di loro.

Si tratta in ogni caso di visti che coprono ora più di metà delle domande d'ingresso presentate (al momento a 94.700): 31.400 nello schema concepito ad hoc per consentire l'accesso all'isola di tutti i cittadini ucraini che vi abbiano familiari già residenti; e 25.100 riferiti a un secondo schema di sponsorship riservato a chi sia stato invitato da famiglie britanniche, comunità locali e organizzazioni caritative disposte a dare ospitalità. "I dati di oggi dimostrano che abbiamo fatto grandi progressi", ha sentenziato lord Richard Harrington, viceministro titolare del dossier Rifugiati, non senza magnificare l'altruismo mostrato da tanti connazionali verso chi si sottrae "alla feroce invasione di Putin"; né assicurare che non vi sarà "compiacenza alcuna" fino a quando ogni richiedente asilo non sarà stato concretamente accolto e non verrà raggiunto il target di assicurare il visto a tutti gli aventi diritto "nel giro di 48 ore".

 Almeno per quel che riguarda gli ucraini. Per gli altri, viceversa, l'orizzonte rischia di essere il Ruanda
   

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