In Birmania è un bagno di sangue, almeno 38 vittime

Il regime golpista fa strage di manifestanti. L'appello del Papa

In Birmania la repressione armata è sfociata oggi in un bagno di sangue, il più grave dall'inizio delle proteste: almeno 38 persone sono state uccise in diverse città nel Paese, diventate ormai un campo di battaglia quotidiano dove la polizia fa fuoco su migliaia di manifestanti disarmati che protestano contro il golpe, nonostante i molteplici appelli della comunità internazionale. Mentre su Internet i birmani implorano il mondo di aiutarli contro il pugno di ferro del nuovo regime, i militari mostrano ogni giorno di più di essere disposti a uccidere giovani innocenti pur di rimanere al potere.

Gli agenti hanno sparato proiettili veri a Monywa, Mandalay e Myingyan, a volte senza il preavviso di lacrimogeni e proiettili di caucciù. Il drammatico bilancio odierno delle vittime, annunciato dall'inviato dell'Onu, giunge in scia a un altro weekend di sangue. Tesissima la situazione anche nel nord di Yangon, nel quartieri di North Okkalapa.

Ai morti si aggiungono le centinaia di arresti, che hanno fatto salire il totale ad almeno 1.300.  In questo clima, un compromesso sembra impossibile. Il generale golpista Min Aung Hlaing si è dimostrato finora sordo a qualsiasi appello internazionale. Oggi è stato papa Francesco a lanciare un appello al mondo "affinché le aspirazioni del popolo del Myanmar non siano soffocate dalla violenza". Anche le minacce di sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione europea sono state finora inutili.

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