Israele riapre col 'Green pass',l'app va in tilt

Stadi e teatri per i vaccinati, in calo di quasi 99% casi gravi

Prove di normalità in Israele, grazie al Green pass e all'allentamento del lockdown. Dopo mesi di chiusura alternata, gli israeliani hanno ritrovato aperti negozi, centri commerciali, mercati all'aperto, musei, librerie, scuole (fino ad un certo livello) e si sono riappropriati della loro quasi libertà.
    Soprattutto quelli che hanno la tanto agognata certificazione della doppia vaccinazione o che sono guariti dall'infezione: in ebraico 'tav iarok' (etichetta verde). Solo per loro si sono spalancate anche le porte di piscine, palestre, hotel, eventi culturali e sportivi. E in tanti sono corsi sull'app che fornisce il lasciapassare, mandandola in tilt quasi subito per il grande numero di richieste. Con il ministero della sanità che è intervenuto dando il permesso di usare la certificazione cartacea per sopperire alla mancanza del codice a barre che testimonia la doppia vaccinazione. L'avvio in questo caso è stato dunque lento anche perchè le strutture devono essere in possesso della strumentazione tecnica per accertare il diritto del cittadino a entrare in palestra o in piscina, andare a teatro, alla gara sportiva o nell'albergo del cuore. Ma l'effetto psicologico di tornare a frequentare i posti chiusi dal lockdown è stato lo stesso decisivo. L'aria che si respira - nonostante l'invito dei medici è a non abbassare la guardia - appare diversa. Il premier Benyamin Netanyahu è stato il primo, all'uscita del riposo sabbatico, a visitare insieme al ministro della sanità Yuli Edelstein, una palestra nel centro di Israele.
    "Il Green Pass - ha detto - porterà alla riapertura graduale del paese. Per favore usatelo". Anche se il governo è stato messo in guardia dai cyber esperti sulla facilità di contraffare la 'tav iarok', come offrono alcuni siti sul web. La risposta delle autorità è stata immediata: si rischia il carcere. Bisogna tener presente che in Israele la vaccinazione in atto ha fatto del Paese il primo al mondo in rapporto ai circa 9 milioni di abitanti. Ad oggi sono oltre 4.300.000 gli israeliani (dai 16 anni in su), che hanno avuto la prima dose e quasi 3 milioni quelli che hanno avuto anche la seconda. Di pari numero quelli che invece non possono essere vaccinati per problemi diversi, o perchè al di sotto dei 16 anni oppure guariti dalla malattia. E, dopo una stasi la settimana scorsa, la campagna vaccinale - che si accompagna al calo delle nuove infezioni e dei casi gravi - non accenna a diminuire. Netanyahu ha ripetuto che Israele spera di vaccinare il 95% degli over 50 in 2 settimane. "Andate e vaccinatevi, prendete il Green Pass e ritornate alla vita". I numeri, straordinari, sull'efficacia della immunizzazione di massa hanno lasciato pochi dubbi sulla strada intrapresa nel Paese. Secondo gli ultimi dati del ministero della sanità la doppia dose di vaccino previene nel 98.9% le forme gravi della malattia e nel 95.8% anche l'infezione stessa. Del resto l'immunizzazione - anche se questa non è obbligatoria e non lo sarà in futuro, come ha spiegato Edelstein - è a portata di mano di tutti e gratuita, residenti stranieri compresi. Ad esempio, il Comune di Tel Aviv per richiamare i giovani distratti o pigri ha inaugurato postazioni mobili vicine ai bar più frequentati.
    Con l'incentivo, a dose iniettata, di un bonus da spendere presso lo stesso locale. 
   

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