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Guadagni sulle orme di Elena Ferrante

GARZANTI

Guadagni sulle orme di Elena Ferrante

Ricerca per cercar di capire cosa ci abbia raccontato e chi sia

ROMA, 30 settembre 2021, 09:11

Paolo Petroni

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Certo questo libro inchiesta di Annamaria Guadagni, che ha passato gran parte della sua vita occupandosi di scrittori grandi e piccoli, avendo per tema l'anonima, non poteva non farsi domande e affrontare il tema dell'identità misteriosa di Elena Ferrante, leggendaria autrice dell' ''Amica geniale'' e di altri romanzi di successo internazionale. Lo fa naturalmente in relazione a un altro scrittore napoletano, Domenico Stranone, con intelligenza, piccole intuizioni, un insieme di dati e riflessioni argute e sensibili e che, assieme, non possono naturalmente portare a nessuna risposta reale.
    Sarebbe però sbagliato limitare questo libro che ha un suo bel fascino intellettuale e letterario a questo gioco, perché ricostruendo il mondo della Ferrante, e quello di Lenù e Lila, accenna non superficialmente a una storia napoletana e italiana e di una certa Italia dal 1944, anno di nascita delle due ragazze, in poi. E non lo fa attraverso una ricostruzione storica ma andando a ripescare tutte quelle realtà e quelle letture, a cominciare da ''Piccole donne'' della Alcott, per notare, per esempio, che ''il contrasto tra Lenù e Lila è più complesso di quello tra Jo e Amy, che pure non si accontenta di civettare e coltiva l'ambizione di fare la pittrice'', l'artista, come loro vorrebbero diventare scrittrici. Quelle e altre pagine cerca di capire da dove venissero e cosa vi potessero trovare giovani del dopoguerra, quale apporto abbiano dato alla loro crescita.
    Allora girando le capita di scoprire, oltre a un'omonima che si chiama proprio Elena Ferrante, altre donne con più o meno la medesima provenienza, da Nunzia Gatta a Marcella Marmo. Così ricostruisce la storia delle biblioteca popolare del rione Luzzati, fondata nel 1948 da Agostino Collina, diverso per fisionomia dal maestro Ferraro raccontato dalla Ferrante, ma col medesimo carattere, come ricorda chi lo conobbe e lavorò con lui. Visita il liceo Garibaldi, che ''è sempre stato una scuola di frontiera, dove la borghesia cittadina si mescola con i ragazzi dei rioni popolari della periferia est'', e i suoi archivi per capire chi lo ha frequentato (tra gli altri Bassolino), e poi si sposta alla Normale di Pisa, dove si sono formate tante studiose che hanno aperto alle donne nuove strade nella società italiana del Novecento. Non a caso il libro si chiude con oltre venti pagine di note e riferimenti.
    Allo stesso modo ecco raccontata l'Ischia di fine anni '50, all'epoca delle due vacanze di Elena Greco (''un piccolo romanzo dentro la quadrilogia napoletana''). Poi il mondo, i negozi, la vita di Chiaia e di Piazza dei Martiri, in cerca di suggestioni, che sono varie e curiose, nei luoghi dove più o meno avrebbe dovuto essere il negozio di scarpe Cerullo che, per incapacità, finisce in mano agli usurai, vanificando il sogno e il sacrificio di Lila, ''ardita disegnatrice di scarpe'', che per questo si è piegata a un matrimonio d'interesse. Guadagni vuole farsi un'idea, e trasmettercela, ''di quell'energia e dell'esercito di conciatori e pellettieri, di scarpari e guantai, che in quegli anni popolavano ancora il centro di Napoli'', aggiungendo che ''per capire cosa abbia divorato i sogni di generazioni di scarpari che come Lila volevano guardare lontano, bisogna vedere 'Cartoline di Napoli', un documentario girato da Antonello Branca'' e trasmesso in tv nel 1977, scoprendo che a quel tempo Napoli stava diventando la nostra Cina, tra uso di sostanze tossiche e lavori diffusi a cottimo.
    Siccome il tema non sono le due ragazze e poi donne, ma la loro autrice, Guadagni insegue e indaga anche gli altri romanzi della Ferrante, da ''Amore molesto'' ai ''Giorni dell'abbandono'', per arrivare naturalmente, cinque anni dopo la conclusione della fortunata quadrilogia, a quel ''La vita bugiarda degli adulti'' che esce nel 2019, in cui, ''con un colpo da maestra, l'autrice si è sfilata ed è uscita dal testo, separandosi dall'io narrante del romanzo, che del resto è quello di una ragazzina di fine Novecento, che non può più combaciare con la 'persona letteraria' che abbiamo conosciuto''. Insomma, l'autore o autrice è un'ombra sfuggente, ma le sue opere sono lì che danno vita più vera di quella reale a lei e ai suoi personaggi.
   

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