Indagare i Peanuts 70 anni dopo

Testi critici e creativi su Charlie Brown e creature di Schulz

 AA.VV. ''PEANUTS'' (LA NAVE DI TESEO, pp. 406 - 22,00 euro - A cura di Andrew Baluner, traduzioni di Tiziana Lo Porto e Chiara Baffa).
    Sono passati esattamente 70 anni dalla loro prima uscita pubblica lo scorso 2 ottobre, in pieno Lockdown, che chissà come avrebbero vissuto Charlie Brown, Snoopy e tutta la banda dei Peanuts di Charles Schulz, di cui ci possiamo immaginare una nevrastenica Lucy costretta a star chiusa in casa con Linus aggrappato alla sua coperta e invece un serafico Schroeder chino sul suo pianoforte e immerso nella sua musica, mentre fuori Snoopy e Woodstok si godono un po' di tranquillità. Una tribù che è un universo di sensi e vita, raccontata con ironia e umanità, così che quel quartiere di casette unifamiliari di un'indefinita periferia d'una cittadina americana diventa esemplare e parla allo stesso modo ai lettori di tutto il mondo.
    Parlano con una tale ricchezza di temi e una profondità di significati nascosta da una sublime leggerezza che nel tempo i Peanuts sono stati oggetto di esegesi e studio da parte di personaggi che vanno da un semiologo come il nostro Umberto Eco a Gerald Early, docente di letteratura alla Washington University, da Elissa Schappell, insegnante di Fiction Writing alla Columbia University, a David Ulin, critico letterario del Los Angeles Times e docente alla University of Southern California, oltre a artisti e scrittori come Jonathan Franzen, Rick Moody o Jonathan Lethem, per fare solo alcuni dei 33 nomi di autori di scritti saggistici o creativi sui Peanuts, in gran parte scritti apposta per questo volume curato da Andrew Baluner e che esce ora in italiano con un chiarissimo sottotitolo: ''Charlie Brown, Snoopy e il senso della vita''.
    Nella vita quotidiana di ognuna di queste figure e poi nel loro essere e interagire tutte assieme in una giostra di sentimenti universali che vanno dall'amicizia all'amore, dalla rabbia alle illusioni e le frustrazioni si avverte un malessere esistenziale, un incontro con la difficoltà e assieme lo stupore e la perseveranza del vivere. Tra delusioni costanti e gioiose scoperte, che sono la base di una sorridente malinconia, assume la vastità di un romanzo fiume portato avanti per esattamente 50 anni (dal 2 ottobre 1950, quando uscì la prima striscia, al 13 febbraio 2000, il giorno dopo la morte di Schulz) e assieme, in ogni singola striscia, sintetico e icastico come un haiku giapponese. Chi ha amato i personaggi di Schulz si ritroverà negli scritti di questo volume e scoprirà un mondo su cui forse non aveva mai riflettuto davvero a fondo, pur avvertendone tutto il fascino e le suggestioni.
    Franzen ricorda di aver avuto un Natale di fine anni Sessanta in regalo il Peanuts Treasury, gran raccolta delle strisce quotidiane di Schulz: ''come la maggior parte dei bambini americani di dieci anni, avevo una relazione intensa e privata con Snoopy. Era un animale non-animale solitario che viveva tra creature più grandi appartenenti a una specie diversa e questa era all'incirca la medesima sensazione che io stesso provavo nella mia famiglia''. Lethem dedica a Linus un poemetto che fonde Allen Ginsberg e Schulz mescolando realtà di ''bambini del mio quartiere distrutti da storie di violenza'' e libertà del mondo dei fumetti col Grande Cocomero e spago d'aquilone ingarbugliato. Insieme ai discorsi generali, ci sono pezzi in cui gli autori si identificano con uno dei personaggi, perché i Peanuts sono diventati l'immaginario di più di una generazione, che in essi si rispecchia e scopre con una tale valenza che, a proposito della loro comica tragedia, c'è chi (Adam Gopnik) cita Cechov e Beckett; chi (Bruce Handy) parla di personaggi archetipi e fa un paragone con la forza catartica delle fiabe; chi (Nicole Rudick) cita Walter Benjamin e l'angoscia esistenziale del Novecento oltre alla ''atmosfera emozionale di un dipinto di Rothko''; chi (Gerald Early) parla di musicalità e jazz per finire definendo i Peanuts ''una cosa cool, dove imparare da andare avanti quando le cose si mettevano male, perseverando nelle difficoltà''; chi (Umberto Eco ) parla di ''enciclopedia delle debolezze contemporanee'' capace di mostrare ''nel volto di Charlie Brown, con due colpi di matita, la sua versione della condizione umana''. (ANSA).
   

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