Lattanzi narra la paranoia di Francesca

un thriller in un cortile e nella testa della protagonista

ANTONELLA LATTANZI, ''QUESTO GIORNO CHE INCOMBE'' (HARPERCOLLINS, PP. 458 - 19,50 ).
    Francesca è un'artista che si è trovata, da una carriera fortunata, incastrata a lavorare a Milano come grafica, mentre amerebbe disegnare liberamente, creare una propria storia per bambini. E come ogni artista è disponibile e fragile; il suo cercar di ragionare finisce per allontanarla dalla realtà, mentre è quando si lascia andare ai propri fantasmi e a quelli del mondo che l'assillano che riesce a creare qualcosa di forte e bello, che fa esultare l'editor e la casa editrice che aspettano il suo lavoro da anni.
    L'occasione di realizzarlo viene quando Massimo, il marito, ha un incarico universitario a Roma e lei accetta contenta di cambiare vita, di licenziarsi e trasferirsi di città, dove, nel tempo lasciatole libero dalle sue due bambine, Emma e Angela, potrà dedicarsi alla sua opera. Arrivano così nel ridente condominio Giardino di Roma in un quartiere residenziale, immerso nel verde, chiuso da un cancello di colore rosso, che si rivela presto simbolico di qualcosa di inquietante. Infatti presto per Francesca cambia tutto. La vita, prima amorosa e quasi simbiotica con Massimo, che ora lavora molto ed è via dalla mattina presto alla sera tardi, si trasforma in giornate solitarie, tra gente che non conosce, invadente con la propria cordialità e quel conoscersi tutti e aiutarsi l'un l'altro. Le figlie la occupano molto, non si sente più libera, non riesce a lavorare come voleva tanto, ha mal di testa, è perseguitata dall'insonnia e, come a cancellare quel che vive, perde la memoria di quel che fa, anche delle cose semplici e quotidiane o legate alle bambine. A un cero punto, si può dire, non le riesce più di tenere unite ragione e fantasia, impegni e libertà, le manca quel prendersi le responsabilità e condividere le cose del marito sempre distratto e lontano, e il suo equilibrio salta. A darle una ulteriore spinta arriva anche la tragedia della sparizione, del rapimento di una bambina, Teresa coetanea e amichetta di Angela, dal cortile del palazzo, controllatissimo, per cui ben presto si sospetta il colpevole sia uno del condominio.
    Francesca si sente perseguitata, assediata nella nuova casa e scivola in un rapporto col mondo sempre più paranoico, prendendosela con Massimo, con le figlie sino a desiderare non fossero nate, e le capita di passare da momenti di dolcezza a scoppi di rabbia furiosa, dopo le quali cade in depressione: ''cosa sto facendo alle mie figlie!''. Comincia anche ad essere attratta dal vicino di casa musicista, solitario, bello, gentile.
    Nella sua follia, sentendosi anche spiata e ostile al coeso gruppo dei condomini cui non riesce a adattarsi, trova conforto solo nella protezione della casa in cui si isola e con questa parla e si confronta, la casa, ed è una delle belle invenzioni del libro, diventa la sua testa piena di pensieri contrastanti, di illusioni, desideri, sensi di colpa. E' che il gioco diventa minuzioso e ossessivo, la Lattanzi lo cesella e costruisce con abilità narrativa ma forse rischia di divenire ridondante, la metafora esistenziale si perde anche in momenti scontati e banali, come nella contrastata ma prevedibile storia d'amore col vicino. Certo il racconto alla ricerca del pedofilo diventa sempre più un thriller, però soffocato appunto dai particolari della paranoia di Francesca, dai suoi pensieri e sentimenti, così che i colpi di scena nella vita del condominio arrivano lentamente, pur solleticando la vicenda la curiosità del lettore sino a quelli che si susseguono invece rapidi in una serie di finali drammatici, senza speranza. (ANSA).
   

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