Eric Gobetti, E allora le Foibe?

Manuale storico 'scomodo' per 'amore verità e rispetto vittime'

ERIC GOBETTI 'E ALLORA LE FOIBE?' (COLLANA FACT CHECKING LATERZA, pp116, 13 EURO) "Questo libro nasce da una urgenza. Quella di fermare il meccanismo che si è messo in moto, impedire che il Giorno del Ricordo diventi una data memoriale fascista. Togliere ai propagandisti politici il monopolio delle celebrazioni". Ma non solo: "Chi sfrutta una tragedia di questa portata per vantaggi personali o politici non agisce certo per amore della verità e manca di rispetto prima di tutto alle vittime". Non usa mezzi termini Eric Gobetti nella sua prefazione ad un libro che farà discutere e che intervenendo sul dramma delle foibe, ripone al centro della questione l'uso pubblico della storia per fini politici. Un libro che segue la fortunata serie editoriale già inaugurata da Francesco Filippi col suo 'Mussolini ha fatto anche cose buone', testi che hanno l'obiettivo di andare oltre i 'supporters' delle varie tesi da un lato all'altro della barricata, gli estremisti mediatici, e che si rivolge essenzialmente al pubblico 'medio', quello che non ha idee preconcette, che vuole sapere e approfondire, che vuole connettersi con la storiografia professionale e che si scrive sulla base di una idea semplice ma difficile spesso da digerire: e cioè che la storia non la scrivono i vincitori o i 'politici' ma le carte, i documenti, le prove, i verbali, i fatti incontestabili davanti al tribunale appunto della storia.
    Il testo dello storico Gobetti, già autore di testi sulla presenza italiana in Jugoslavia durante la Seconda Guerra Mondiale, ha quindi alcuni pregi puntuali: fornisce dati e fonti fin qui accertati dalla quasi totalità degli studiosi, prova a ricostruire genesi e a contestualizzare eventi nel panorama europeo del 900, stila una robusta bibliografia ragionata che può essere utile a chi voglia approfondire. Ma il pregio di 'E allora le foibe'', non si limita a questo: analizza e spesso separa le vicende belliche da quelle dell'Esodo giuliano non dando per scontato ogni tipo di connessione 'ideologica', riporta la tragedia degli istriani nel più ampio alveo dei confini orientali, dei totalitarismi e dei nazionalismi novecenteschi, e, non da ultimo, li inserisce nel contesto generale della Guerra Fredda. Farà forse rumore il capitolo intitolato 'La nostra shoa', che si pone l'obbiettivo di rispondere alla domanda se effettivamente nelle zone di confine ci sia stato qualcosa di paragonabile alla grande tragedia novecentesca perché se "secondo tale ricostruzione simbolica le foibe sarebbero la 'nostra Shoa' e chi ne sminuisce la portata viene di conseguenza accusato di 'negazionismo', Gobetti su questo non ha dubbi quando afferma che "fermo restando che ogni violenza gratuita è condannabile, da un punto di vista storico il paragone non ha alcun senso. Non tanto per l'ordine di grandezza, ma soprattutto per le motivazioni degli aggressori e per la tipologia delle vittime. Le uccisioni commesse sul confine orientale e nell'autunno del1943 e nella primavera del 1945 non possono essere in alcun modo considerata un tentativo di genocidio e le vittime non sono individuate in quanto appartenenti ad uno specifico popolo". 
   

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