Romana Petri e il cuore di furia

Nuovo romanzo spagnolo della scrittrice romana

ROMA, 27 DIC - ROMANA PETRI, 'CUORE DI FURIA' (Marsilio, pp. 152, Euro 16,00). Il tempo è quello (si spera) della riscoperta dei sentimenti, della trasparenza, della ritrovata socialità che forse seguiranno (prima o poi) alla forzata solitudine imposta dalla pandemia. Forse per questo l'emozione è ancora più forte scorrendo le pagine dell'ultimo romanzo di Romana Petri, ''Cuore di furia'', dove - come lascia intendere già il titolo - si parla delle difficoltà di uscire dall'isolamento delle relazioni anche perchè in fondo ogni relazione sentimentale, di qualunque natura sia, si regge sull'illusione. Qui il fulcro di queste illusioni è il protagonista, che pure viene evocato non con il proprio nome ma come 'il padre di Norama Tripe', che è - ovviamente - uno scrittore. O meglio è il padre di una bambina e marito di una moglie in una vita che non vuole e che abbandona presto a cavallo di un trattore per fuggire da un estremo all'altro della Spagna, da Barcellona a Siviglia. Lì in uno stretto e polveroso magazzino troverà la verità della sua esistenza, che si esprime attraverso la scrittura, e che non è che un inseguire la morte, andandole incontro per sfuggirla.
    Tutto nella sua vita è in questa fuga dai sentimenti, verso relazioni che sono altro da quello che sembrano, nella difficoltà di gestire i propri sentimenti. E il suo motto è che nella vita quello che ci capita non si sceglie, ma ci tocca.
    ''La vita, in fondo, non era poi molto altro se non una lunga fila di silenzi ben assestati, un gran nascondimento delle cose raggelanti'', pensa Norama Tripe figlia rifiutata, che insegue disperatamente un padre che per lei non sarà mai tale, perchè semplicemente non vuole esserlo e che lei cerca di penetrare fino a mimetizzarsi nelle sue passioni. Così come in fondo il protagonista non vuole essere un marito, e poi un magazziniere, e poi il compagno di una vita di Dolores, e il migliore amico di un prete, o il padre di un figlio non suo, o lo scrittore, si soprattutto lo scrittore che non scrive mai un romanzo con un inizio e una fine. Scrittore che sembra venire dal nulla e ad un certo punto viene accusato da Carlos Emilio Circonsuelo - in cui non è difficile riconoscere Carlo Emilio Gadda - di copiare i suoi romanzi a cominciare da Conosci il mio dolore, ovvero La Cognizione del dolore. Eh si perchè nell'illusione dell'illusione in realtà Romana Petri (Norama Tripe ne è l'anagramma), racconta la storia del suo padre letterario, ovvero Giorgio Manganelli. Storia romanzata ovviamente, che nella sua falsità è più vera del vero, come solo la letteratura sa essere. (ANSA).
   

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