La Sardegna di Assandira tra passato e futuro

Su Miocinema il dramma di Salvatore Mereu con Gavino Ledda

   Quando nel '75 usci' il suo romanzo autobiografico e nel '77 i Taviani ne trassero quel capolavoro cinematografico che è Padre Padrone vincendo la Palma d'oro a Cannes, Gavino Ledda fece scalpore. La storia di quel bambino che voleva studiare ma che il padre toglieva da scuola perché aveva bisogno di un aiutante, un guardiano per le sue pecore nei pascoli impervi della Sardegna, quel mondo rurale, quell'educazione durissima, quell'abitare il mondo in fondo come si faceva all'alba del mondo divenne simbolica. Ledda, ormai, da quel tempo e' un'icona della Sardegna, oltre che dell'emancipazione, nato pastore, passato dall'analfabetismo alla laurea, alla glottologia, all'Accademia della Crusca, alla poesia. E' tra i protagonisti del potente Assandira di Salvatore Mereu (con le sale chiuse per la pandemia è visibile dal 14 novembre su Miocinema) con Anna Konig, Marco Zucca, Corrado Giannetti, liberamente tratto dal romanzo di Giulio Angioni edito da Sellerio .
    La Assandira del titolo e' l'agriturismo in mezzo al bosco che di notte prende fuoco. Costantino non riesce a salvare il figlio, il maltempo che imperversa, una pioggia infinita - la cronaca triste dell'alluvione nel nuorese ce la rende ancora più viva - spegne l'incendio ma non certo il suo dolore. L'indagine di polizia sulla devastazione e' solo l'inizio. "Mentirei - sottolinea Mereu - se dicessi che e' solo l'aspetto sociologico di quello che e' accaduto negli ultimi anni in Sardegna con il turismo ad avermi motivato, piuttosto e' il racconto familiare.
    Certo, poi c'e' il racconto della mia isola, e' casa mia, parlo di cose che conosco. Davanti alla tragedia ecologica, comunque, c'e' da riflettere senza collocazioni regionali".
    Tradizione e progresso, passato e futuro, padri e figli. È una Sardegna rurale e arcaica, dolente ed emozionante quella raccontata da Mereu, che in Assandira assume la forma di un dramma familiare in cui le diverse anime che la compongono - quella di un padre fortemente legato alle tradizioni della sua terra e quella di un figlio che nel nome del progresso e del profitto vuole trasformare quelle tradizioni in gioco - danno vita ad un noir teso e appassionante. Il film del regista di Bellas mariposas, da lui stesso prodotto con la Viacolvento con Rai Cinema., "e' stato possibile grazie alla Sardegna Film Commission e alla Rai che ci ha creduto, opere cosi' , con non attori, girati nella lingua del luogo, non sono facili, ci abbiamo messo cinque anni". (ANSA).
   

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