Mogol, la domenica tra Battisti e film in costume

Storico autore il 21/2 protagonista del palinsesto di Rai Storia

Il filmato è una di quelle perle rare che riemergono dagli archivi delle Teche Rai. E' il 1971 e un Lucio Battisti neanche trentenne siede alla batteria, impugna le bacchette e regala quasi una jam session suonando con i batteristi di PFM, Formula 3 e Dik Dik. Un unico piano sequenza, senza tagli e interruzioni, con l'assolo a quattro voci, anzi a otto bacchette. E' uno dei regali della nuova Domenica Con di 'Rai Storia', lo spazio curato da Giovanni Paolo Fontana ed Enrico Salvatori, che il 21 febbraio, dalle 14.00 alle 24.00, avrà come "direttore di palinsesto" Giulio Rapetti, alias Mogol, ovvero l'autore dei più celebri brani della musica italiana, firma per Lucio Battisti (cui lo legò un sodalizio ventennale e l'amicizia di una vita), Mina, Adriano Celentano e poi anche presidente della Siae, fondatore di quella fucina di talenti del Centro Europeo di Toscolano, e, per alcuni forse a sorpresa, grande esperto di medicina naturale.
    La sua domenica sarà piena di note, aneddoti e ricordi personali. "Battisti? Faceva 'parlare' la chitarra, ma suonava qualsiasi strumento - racconta all'ANSA lui, 84 primavere e un'infinità di progetti -. 'Vendo casa', che uscì dopo la morte di Lucio, la registrammo in una stanzetta di vetro grande quanto una cabina telefonica. Volli assolutamente che si accompagnasse solo con la chitarra e venne un capolavoro. Ma la verità è che lui era un analista. Si appassionava a smontare le macchine per capire come funzionavano. Studiava i meccanismi. Una volta - ricorda - mi invitò all'improvviso a pranzo al mare. Non era da lui. Arrivati lì, aprì il portabagagli e tirò fuori una tuta di gomma, una tavola da surf e una vela. Non era assolutamente uno sportivo e pensai fosse impazzito. Invece si lanciò tra le onde di un mare forza 4 e dopo pochi minuti volava. Aveva studiato come si faceva. In Inghilterra, dove andò a vivere un anno, poco ci mancò che si laureasse in matematica. Poi, però, era anche fantastico sul palcoscenico. Aveva un carisma unico".
    Tanti saranno i grandissimi che Mogol ha scelto di ricordare, come Mina, "la regina di Studio 1" che si scambia le canzoni con Battisti, o Loredana Bertè che interpreta "L'Arcobaleno", scritto proprio da Mogol dopo la morte dell'amico Lucio. In ogni racconto, non l'eccezionalità di quegli storici sodalizi, ma la casualità di alcuni lavori diventati evergreen. "Nella mia vita ho sempre cercato di lavorare con gente brava - sorride Mogol -.
    L'importante è restare se stessi. La gente, altrimenti, a istinto capisce quando fingi, quando non sei davvero tu. Lucio era un grande comunicatore ed è stato uno dei primi in Italia a cantare in modo 'credibile'. I geni? Sono quelli che hanno potuto esprimere il proprio lato artistico sin da bambini. Penso a Gianni Bella, che a cinque anni scappava sulla scalinata della cattedrale di Catania per sbirciare dove mettevano le mani i suonatori di chitarra. Uno strumento non lo aveva ancora, ma immagazzinava, copiava tutto con gli occhi. La sua Capinera, che ha debuttato al Bellini, è un'opera meravigliosa. Ma i sovrintendenti dei grandi teatri lirici non la riprendono perché pensano siano canzonette".
    Non solo musica, però. Nella Domenica con Rapetti c'è anche l'altra sua passione, la Storia, con due film in costume: nel primo pomeriggio, "Maria di Scozia" di John Ford del 1936 e, in prima serata, "La regina Margot" di Patrice Chéreau del 1994. "I film storici hanno il potere di portarti lì dove sono accaduti grandi eventi, di farti capire cosa è accaduto - spiega Mogol -.
    Amo, ad esempio il personaggio di Elisabetta I d'Inghilterra: prese una nazione malconcia, con un esercito debole, senza una grande flotta e creò un grande impero". E il Festival di Sanremo, lo guarderà? "Mi sembra che quando in Italia si dà l'incarico del Festival a qualcuno, poi non si guardi alle canzoni più belle, ma si scelgano i cantanti per possono fare audience - risponde - Preferisco i film". (ANSA).
   

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