Cultura

Livermore, a Siracusa il mio Eschilo così attuale

Il regista parla della messa in scena di "Coefore" ed "Eumenidi"

Il Teatro Greco di Siracusa riapre le porte, e affida l'inaugurazione per la seconda volta ad un regista dalla sorprendente carica inventiva: Davide Livermore, torinese, oggi alla guida del Teatro Nazionale di Genova, regista di prosa e d'opera. Sue sono le ultime inaugurazioni della Scala di Milano e la prossima con "Macbeth" di Verdi.
Oggi a Siracusa, dove con "Elena" due anni fa ha battuto tutti i record d'incassi, sta provando "Coefore" ed "Eumenidi" di Eschilo, stessi testi di 100 anni fa quando il teatro tornò a vivere dopo la prima guerra mondiale e dopo la Spagnola. Saranno in scena dal 3 luglio. "Alle sciagure umane - afferma all'ANSA Livermore - Eschilo reagisce guardandole bene in faccia, senza timore e senza pietà, questo ci dice, di affrontarle e di viverle fino in fondo, usando il teatro come specchio. Sappiamo bene che il teatro è strategico, sempre, per lo sviluppo di una comunità. E questo vale in tutti i secoli, e oggi più che mai".
Coefore ed Eumenidi sono la seconda e terza parte della trilogia di Eschilo, l'Orestea, l'unica che ci sia pervenuta integra. Una saga truce, sanguinaria, che ci parla della famiglia degli Atridi, e arriva fino al processo che vede come imputato Oreste. "Quel processo è l'atto di nascita di un sistema giuridico - continua il regista - ma non illudiamoci, Eschilo conosceva bene le imperfezioni della Giustizia. Oreste è un assassino, un matricida, che viene assolto da un tribunale presieduto da una dea che fa pesare il suo voto. Il difensore è Apollo, un altro dio. Ma nella giustizia umana c'è una struggente imperfezione. Il tribunale che assolve Oreste è iniquo, per certi versi cancella la volontà del popolo, nella votazione abbiamo una parità di giudizi e poi Atena vota per l'assoluzione. Quel che è straordinario che il testo di Eschilo ha la capacità di adattarsi ai tempi, a tutti i tempi e anche ai nostri giorni. Le parole restano uguali, ma il significato cambia con i tempi, si adatta alle disavventure che l'umanità vive".
In questo caso Livermore ha scelto di ambientare lo spettacolo negli anni '40, anni di guerra che annunciano la rovina di molti Stati. Poi fa una fuga in avanti, parla della fine disgraziata della principessa Mafalda di Savoia, internata e morta nel campo di concentramento di Buchenwald. "Se il padre, Vittorio Emanuele III, invece di scappare fosse andato a riprenderla, chissà, forse saremmo ancora una Monarchia". Lo dice per parlare di Agamennone che morendo fa implodere lo Stato, il sistema di potere corre verso la sua fine. Ma la scelta degli anni '40 è "anche un omaggio al maestro di quegli anni, Luchino Visconti.
La rovina dello Stato è rappresentata da un ponte che è caduto e ogni riferimento a ciò che accaduto a Genova è assurdo e non lo ho mai nemmeno pensato. Ma è nostro dovere piangere le nostre ingiustizie, abbiamo bisogno di tribunali efficienti. Con Eschilo nasce il processo penale, fino a quel momento le persone venivano giustiziate in piazza, quindi Eumenidi costituisce un enorme passo avanti nel senso della Giustizia, nonostante tutte le imperfezioni degli uomini di tutti i tempi".

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