Cultura

Dal Piccolo occupato l'urlo dei teatri, ora riaprite

Giornata mondiale con proteste. Franceschini "aiuteremo ancora"


  A più di un anno dallo scoppio della pandemia le sale dei teatri sono ancora vuote, i sipari rimangono calati, i palchi deserti e, in occasione della Giornata mondiale del teatro, arriva forte l'urlo di protesta e di sfinimento dei lavoratori del settore dello spettacolo, che chiedono una riapertura dei luoghi della cultura. Da Milano, con il Coordinamento spettacolo della Lombardia, è partita la protesta con l'occupazione da questa mattina del chiostro del Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello, a due passi dal Duomo. Da qui, dal primo teatro comunale di prosa d'Italia, fondato da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi per diventare un teatro d'arte per tutti, i professionisti del settore (tecnici, macchinisti, attori, sarti, registi, scenografi e studenti delle accademie) chiedono alle istituzioni "segnali concreti e di diventare il primo punto dell'agenda politica". La data scelta per l'occupazione pacifica, quella del 27 marzo, è doppiamente simbolica non solo perché è la Giornata mondiale del teatro ma perché proprio oggi in Italia si sarebbe dovuta festeggiare la riapertura di teatri, cinema e musei che è saltata a causa dei numeri ancora troppo alti dei contagi. In tanti hanno ripiegato sullo streaming con eventi un po' in tutta Italia. Tanti siti e tanti teatri hanno diffuso il messaggio ufficiale della Giornata affidato quest'anno alle parole dell'attrice inglese Hellen Mirren ("La bellissima cultura del teatro vivrà finché ci saremo"). Ma la pazienza dopo tanti mesi di buio è al limite: "Questa continua precarietà ormai è insopportabile -hanno spiegato i lavoratori in presidio al Piccolo teatro Grassi, dove hanno istituito un Parlamento culturale permanente - serve una riforma, tutele, reddito di continuità e ragionare su come si tornerà a lavorare quando ci saranno le condizioni". E' un effetto devastante quello provocato dal Covid sul settore dello spettacolo dal vivo e lo testimoniano i numeri illustrati dal presidente Agis, Carlo Fontana: nel 2020 le perdite sono state di 583 milioni di euro; le imprese della cultura inoltre nell'anno della pandemia hanno registrato un calo del 76,7% degli incassi, con una flessione dell'80% per quanto riguarda gli ingressi, che sono passati dai quasi 31 milioni di persone del 2019 ai 6,2 milioni del 2020 legati principalmente agli spettacoli all'aperto della stagione estiva. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha rassicurato dicendo che "gli aiuti non si fermeranno. In Italia doveva essere una giornata di festa, una prima ripartenza - ha aggiunto -, purtroppo non è così, la grave emergenza sanitaria non ha consentito la riapertura di teatri e cinema già prevista nelle zone gialle essendo tutta Italia in zona rossa o arancione. Arriverà la riapertura e fino ad allora continueremo ad aiutare". Ma intanto in altre città d'Italia, non solo a Milano, i lavoratori dello spettacolo si sono mobilitati e sono scesi in piazza: lo hanno fatto a Torino, dove hanno occupato il ponte Umberto I ("dal governo abbiamo avuto solo elemosina, vogliamo un tavolo di confronto vero") e a Venezia, dove 300 manifestanti hanno occupato per un quarto d'ora il Ponte della Libertà, che collega la terraferma al centro città, dove hanno rallentato brevemente il traffico. Mentre dai sociali tanti protagonisti dello spettacolo da Alessandro Gassmann a Lino Guanciale hanno fatto sentire la loro voce. Nel giorno in cui gli è stata conferita la cittadinanza onoraria dal Comune di Palermo, anche il maestro Riccardo Muti, ha dedicato un pensiero alla riapertura dei teatri, parlando poi della necessità di creare orchestre per fare in modo che i giovani diplomati dei nostri conservatori non debbano essere disoccupati. "Dai teatri del Sud - ha detto - si deve e si può ripartire, perché la musica fa miracoli ed è un dono da fare a tutti". La solidarietà ai lavoratori del mondo dello spettacolo è arrivata anche dalle istituzioni e dal mondo della politica. Con la presidente del Senato Elisabetta Casellati che ha sottolineato come "con i teatri chiusi il Paese ha perso la sua grande ricchezza. Perché l'arte segna la nostra vocazione culturale; dà lavoro, esprime creatività, narrazione, emozione; costruisce ponti tra i popoli". Mentre la presidente dei deputati di Italia Viva, Maria Elena Boschi, ha spiegato in un tweet che "bisogna ripartire il prima possibile. Noi spettatori non vediamo l'ora di tornare, nel rispetto delle regole, in sala. Senza cultura non si vive". A Bolzano il teatro Stabile dà invece un segnale di ripartenza con una rassegna che si svolgerà all'aperto e che comprende più di 100 appuntamenti gratuiti tra città e provincia, "Fuori! Il Teatro fuori dal Teatro". 

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