Da Dante al pop, la speranza riparte da Spoleto

Franceschini, musica e spettacolo devono tornare a vivere

Musica, teatro, danza, incontri. Con 60 spettacoli e 500 artisti da tutto il mondo, un programma ambizioso che va dalla prosa impegnata di Strehler alla musica 'leggerissima' di Martino e Colapesce, da Stravinskij a Dante, torna a Spoleto, dal 25 giugno all'11 luglio il Festival dei Due Mondi. E la pandemia nel racconto incantatorio della direttrice artistica Monique Veaute sembra già un ricordo lontano, con il sogno della cittadina medievale di nuovo animata dal pubblico di sempre, trasversale, internazionale, intergenerazionale. O almeno si accende la speranza, la stessa che pare animare le parole del ministro Franceschini, quando racconta del lavoro di questi giorni alla ricerca di nuove regole e ulteriori garanzie, "che permettano di riempire di più le sale" e soprattutto gli spazi all'aperto, superando il limite di 200 (all'interno) e 400 (all'esterno) fissato già un anno fa dal governo.

"La prossima settimana presenteremo al Cts una serie di proposte concrete", assicura in collegamento dal suo studio al Collegio Romano, "è fondamentale farlo in vista dell'estate, lo spettacolo dal vivo deve tornare nelle piazze". Tant'è , l'atmosfera un tantino cupa di questi mesi torna in scena con il video messaggio del giovanissimo coreografo e regista Alan Lucien Oyen, tra le voci più interessanti del teatro contemporaneo, che dal grigio della sua Norvegia, grande ciuffo e maglione a collo alto, racconta di come ha dovuto trasformare a causa del Covid il suo The American Moth, di fatto una performance di narrazione con nove attori "dai 24 agli 82 anni" e le loro risposte ad un'unica domanda: "Cosa ti perseguita?". "Ci siamo incontrati una sola volta qui a Oslo lo scorso settembre e già quello ci è sembrato un miracolo", confessa puntando ora sul miracolo di uno spettacolo in presenza davanti a spettatori in carne ed ossa. D'altra parte è un po' questa l'idea che aleggia nella presentazione dell'intero programma 2021, il miracolo, la magia di potersi ritrovare in tanti a godere di arte, ad applaudire, a discutere, a ritrovarsi. Un programma, dice Veaute sottolineando più volte la sua vicinanza a Giancarlo Menotti e Giorgio Ferrara e ricordando la stretta collaborazione con la Rai, ancora una volta Main Media Partner, che in questa edizione punterà molto sulla musica. Grazie pure agli accordi di collaborazione che legheranno per cinque anni il Festival a due orchestre di assoluto prestigio, quella dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che al festival , sottolinea presidente Michele Dall'Ongaro, spiega tutte le sue forze, e quella del Festival di Budapest, diretta da Ivan Fisher, che per il concerto inaugurale di venerdì 25 giugno in Piazza Duomo sceglie autori francesi di inizio Novecento , Milhaud, Satie, Ravel.

Tanto repertorio classico, certo, ma non solo perché davvero ce ne sarà per tutti, assicura la francesissima direttrice, dal jazz intriso di poesia di Brad Melhdau alle contaminazioni di Francesco Tristano che in piazza Duomo, il 3 luglio, avvicinerà Bach all'elettronica. Per l'omaggio a Stravinskij nei 50 anni dalla morte - uno dei due focus del Festival insieme a Dante - si schiera Santa Cecilia, orchestra e coro in piazza duomo il 27 giugno con L'Oedipus rex diretto da Pascal Rophé con un cast vocale d'eccezione che va da Allan Clayton ad Anna Caterina Antonacci, da Andrea Mastroni a Mikhail Petrenko e John Irvin. Convincerli, sorride Veaute, non è stato difficile: "sono tutti così felici di tornare a cantare".... Un ragionamento che vale d'altronde anche per il teatro, che vedrà tra l'altro in cartellone lo psicanalista Massimo Recalcati che con il suo "Amen" debutta come autore teatrale. Nel centenario della nascita di Strehler la moglie Andrea Jonasson ne ripercorre la vita, tra lettere, appunti, testi, insieme con Monica Guerritore e Margherita di Rauso. E ancora, per i 700 anni dalla morte di Dante, Piero Maccarinelli scandaglia il testo della Divina Commedia, mentre in versione cinematografica Lucia Ronchetti debutta con la nuova creazione , Inferno, per la regia di Kay Voges e Markus Lobbes. Tanti nomi per la danza , dalle contaminazioni di Moura Merzouki capace di unire il barocco alla tarantella e persino l'hip hop alla giovane coreografa franco portoghese Flora Detraz che esplora il rapporto tra voce e movimento, fino al classico dei classici, Il Lago dei Cigni riletto da Angelin Prelijocaj. Sarà invece purtroppo soltanto in video The rite of spring /Common Grounds di Germaine Acogny e Malou Airaudo preesentato da Sadler's Wells , Pina Bausch foundation e coprodotto dal Festival dei Due Mondi: "l'aggravarsi della pandemia ha costretto l'organizzazione a sospenderne la messa in scena", racconta addolorata Veaute. Ad evocarne il fascino ci sarà comunque un docu film, assicura.

Dopo tanto sognare di nuovo un bagno di realtà: il "digital stage" che per forza di cose in questo Festival dovrà accompagnare il "real stage". Anche se la speranza di tutti è che si avveri l'auspicio del ministro quando dice che l'online "deve restare solo un'integrazione". Lo spettacolo, quello vero, è una cosa che si fa dal vivo. 

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