Libri

Libri che raccontano da vicino grandi scrittrici e scrittori

Da Flaiano a Roth, da Goliarda Sapienza a Proust

“Che fantastica storia è la vita“, cantava Antonello Venditti nel 2003. Una storia che in effetti, per essere raccontata al meglio, ha bisogno della giusta sensibilità, di una penna capace di valorizzarla, di una voce che sappia restituircela in tutto il suo spessore.

Ed ecco perché, spesso, i libri dedicati alla biografia di personaggi che hanno lasciato il segno nel mondo culturale in cui hanno vissuto non si limitano a meri resoconti di fatti e momenti, piuttosto diventando delle vere e proprie opere letterarie, curate con attenzione da chi riconosce la loro importanza ed è in grado di renderla suggestiva e toccante. In questa selezione, che non ha la pretesa di essere esaustiva e in cui i testi non sono proposti in ordine di importanza, presentiamo quindi alcune biografie letterarie da poco arrivate in libreria, nonché diari e scambi epistolari pubblicati nella seconda metà del 2022 grazie ai quali scoprire o riscoprire il fascino di alcune personalità chiave del Novecento…

Cominciamo da Ennio l’alieno. I giorni di Flaiano (Mondadori) di Renato Minore e Francesca Pansa, due giornalisti che si sono conosciuti – e che hanno conosciuto Ennio Flaiano (1910-1972) – in occasione di una serata di poesia organizzata a Villa Borghese negli anni Ottanta. A distanza di quarant’anni da quell’incontro folgorante, ripercorrono ora le tappe della sua vita concentrandosi sulla sua ironia, sul suo talento letterario e cinematografico, sul rapporto con sua moglie Rosetta e, soprattutto, sulle città in cui ha abitato: da Pescara a Roma, dov’è entrato a contatto con i più importanti uomini del cinema e delle lettere del suo tempo, e si è fatto strada in un mondo che tuttora lo considera un “marziano”, diverso com’era da chiunque altro l’avesse preceduto.

Anche Tommaso Pincio ha appena dedicato un libro molto particolare a Flaiano, Diario di un’estate marziana, edito da Giulio Perrone Editore.

Restando in tema di personalità fuori dagli schemi, che precorrono il loro tempo e che spesso finiscono per trascenderlo, non possiamo non menzionare l’autore americano Charles Bukowski (1920-1994). Forse non tutti sanno che, nel 1960, l’ex modella di Vogue e direttrice dell’Anagogic & Paideumic Review Sheri Martinelli gli mandò una lettera di rifiuto che lo spinse a risponderle e a intrattenere con lei una lunga corrispondenza, ora data alle stampe da Guanda nel volume Notti di bevute e schiamazzi (traduzione di Simona Viciani). Un concentrato di opinioni in contrasto fra loro, ma anche di grande rispetto e di idee di spessore, che ci permettono di conoscere da una prospettiva inedita uno fra gli intellettuali più sfaccettati e insoliti del secolo scorso.

E torniamo ora in Italia in compagnia di Giulia Caminito, scrittrice classe 1988 che nel 2021 ha vinto il Premio Campiello ed è stata in finale al Premio Strega con il romanzo L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), e che di recente è tornata in libreria con Amatissime, edito da Giulio Perrone Editore, in cui si racconta a cuore aperto mescolando agli eventi cruciali della sua esperienza personale le vicende di altre cinque donne che hanno fatto la storia della letteratura italiana: Elsa Morante, Paola Masino, Natalia Ginzburg, Laudomia Bonanni e Livia De Stefani. Un’opera in cui i piani temporali e le singole biografie si sovrappongono, andando a comporre un mosaico che è al tempo stesso un omaggio a cinque amatissime protagoniste del nostro panorama culturale.

Rimaniamo nel nostro Paese e continuiamo a parlare di figure femminili, focalizzandoci stavolta sull’attrice e scrittrice siciliana Goliarda Sapienza (1924-1996). A riportare alla luce la sua storia è, in un delicato testo Einaudi intitolato proprio Goliarda, l’uomo che ha vissuto per anni accanto a lei, ovvero il marito Angelo Pellegrino. A lui e alla presenza di una fotografa di nome Judith, che vorrebbe tornare nella cittadina di Gaeta dove i due hanno trascorso gran parte della loro vita, si deve infatti una rievocazione ricca di dettagli e di considerazioni intime, di episodi e di ricordi, che nel descrivere il bar in cui scriveva L’arte della gioia e gli altri luoghi che frequentava conferisce alla sua produzione letteraria e alle sue scelte sociali una tenerezza nuova e densa di ammirazione.

Con Tu, un secolo (Mondadori) dell’intellettuale Raffaele La Capria, venuto a mancare lo scorso giugno all’età di 99 anni, ci addentriamo invece in un territorio ancora più singolare, perché stavolta è l’autore direttamente interessato ad aver curato un libro sul proprio conto, evitando però di ricorrere a un’autobiografia nel senso più classico del termine e scegliendo di descriversi, piuttosto, attraverso le parole che ha scambiato per oltre settant’anni con amici e colleghi: da Claudio Magris a Sandro Veronesi, da Emanuele Trevi a Silvio Perrella, passando per Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale, Elisabetta Rasy, Edoardo Albinati e Pietro Citati, in una raccolta di aneddoti e di pareri che costituisce l’eredità più preziosa lasciataci dal vincitore del Premio Strega 1961.

Passiamo adesso a una pubblicazione controversa, quella che lo scrittore ed educatore Blake Bailey ha consacrato in Philip Roth. La biografia (Einaudi, traduzione di Norman Gobetti) al genio di Newark, scomparso nel 2018 all’età di 85 anni e autore di capolavori come Il teatro di Sabbath e Pastorale americana. Ritirato dal mercato a seguito delle accuse di molestie rivolte a Bailey, infatti, il testo ha poi trovato un altro editore e ha esaudito la richiesta dello stesso Philip Roth di rendere il suo profilo interessante e non di riabilitarlo, attraverso un ritratto basato su una sorprendente mole di materiale che non trascura i tratti più complessi e dibattuti della sua personalità, e che rimane scorrevole e sorprendente dalla prima all’ultima pagina.

In occasione del centenario dalla nascita del giornalista, scrittore e traduttore Luciano Bianciardi (1922-1971), il 14 dicembre 2022, è arrivato sugli scaffali anche una nuova edizione della cosiddetta Trilogia della rabbia (Feltrinelli), in cui trovano spazio Il lavoro culturale, L’integrazione e La vita agra. Stavolta ci troviamo sì davanti a tre romanzi, ma che fra le righe ci permettono di conoscere più da vicino l’Italia del boom economico e la vita dell’autore stesso, trattandosi di testi in cui l’invenzione letteraria si sovrappone al racconto autobiografico. La dimensione verosimile – e spesso veritiera – della prosa di Bianciardi si trasforma, così, nello strumento più affidabile che abbiamo a disposizione per esplorare i pensieri e le vicende che lo hanno riguardato in prima persona.

“Fino a che punto uno scrittore può odiarne un altro, che pure non ha mai incontrato di persona?“. È con queste parole che viene presentata l’ultima fatica letteraria del poeta e critico letterario Valerio Magrelli, cioè Proust e Céline. La mente e l’odio (Einaudi Stile Libero VS). Un saggio puntuale, che vuole analizzare l’astio di Louis-Ferdinand Céline (1984-1961) nei confronti del connazionale Marcel Proust (1871-1922), scomparso dieci anni prima del suo esordio nel mercato editoriale francese. Anche se i due sembrano diversi in tutto e per tutto, infatti, l’impressione di Magrelli è che la loro vita e la loro produzione possano essere ricondotte a una serie di elementi in comune, tanto nella forma quanto nei contenuti della loro scrittura…

E concludiamo con un libro della statunitense Vivian Gornick, Appunti di una ri-lettrice cronica (Bompiani, traduzione di Gabriella Tonoli), in cui il suo sguardo critico si concentra su nove fra gli autori che apprezza di più, dando vita a quello che viene presentato non come “un atto di nostalgia ma di creazione, una forma di confronto attivo tra l’io di un tempo e l’io di oggi”. Gli eventi che l’hanno segnata, infatti, si mescolano qui alla storia e ai libri di scrittori del calibro di D.H. Lawrence (1885-1930), Colette (1873-1954), Marguerite Duras (1914-1996), Doris Lessing (1919-2013) e Natalia Ginzburg (1916-1991), conferendo profondità e nuovi significati alla loro poetica in un’opera che sta a cavallo fra il memoir, il saggio critico e la biografia. 

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