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Franceschini "Arte e cultura motore della ripresa"

Ministro in libreria con "Con la cultura si mangia?"

DARIO FRANCESCHINI, CON LA CULTURA NON SI MANGIA? (LA NAVE DI TESO, PP. 171, EURO 17, 10) Saranno la creatività e la cultura il traino vincente per la ripresa dell'economia italiana dopo il buio della pandemia e l'orrore della guerra in Ucraina. Convinto dal debutto del suo primo mandato - nell'ormai lontano 2014 - che quello della cultura sia un ministero a tutti gli effetti "economico", Dario Franceschini ribadisce e argomenta appassionato la convinzione che da sempre sostiene il suo impegno al Collegio Romano nelle 171 pagine del suo "Con la cultura non si mangia?", in libreria in questi giorni con La Nave di Teseo.
    Basta guardare solo all'industria e al manifatturiero, lo sviluppo "è sempre meno basato su cantieri e fabbriche e sempre più sull'industria creativa e immateriale, più sui contenuti che sui contenitori", premette il ministro pd. Che ancora una volta guarda ai numeri e cita uno studio realizzato da Ernst & Young per la Siae per sottolineare che la filiera di spettacolo e cultura "rappresenta il terzo settore più importante sul piano occupazionale, superando in termini numerici l'industria alimentare, quella automobilistica e quella immobiliare". Una realtà vivace, insiste, "che può fare da traino anche agli altri comparti, ed è in grado di produrre un valore che va oltre i semplici ricavi economici, interpretando l'anima stessa del nostro paese, la sua vocazione più autentica".
    Tant'è, con un titolo che volutamente riparte da una frase attribuita tra le polemiche a Giulio Tremonti, all'epoca ministro delle finanze del governo Berlusconi (che di recente è tornato a smentirla) una dedica alla sorella Flavia, artista e scultrice, in epigrafe una frase di Kafka ("La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza..") il saggio di Franceschini ripercorre le tappe del suo impegno politico ormai quasi decennale al servizio di un settore che gli ha procurato non poche grane, ma anche l'invidia di molti, in prima fila Barack Obama che accompagnato in visita al Colosseo, racconta lui oggi, non la finiva di esclamare quanto la guida del patrimonio artistico sia un lavoro bellissimo, anzi "il più bello del mondo" (" There's no better job!"). "Un pregiudizio positivo, una considerazione alta della quale dovremmo avere maggiore consapevolezza", annota il ministro ferrarese, che forse non a caso ha sempre alternato al lavoro nella politica la passione per la scrittura. Dalla decisione di bandire concorsi internazionali per i direttori dei musei italiani al rilancio di Pompei, dall'Art Bonus alle Capitali della Cultura, passando per il progetto di ricostruzione dell'arena del Colosseo e gli investimenti su Cinecittà, la promozione della lettura, capitolo dopo capitolo Franceschini ripercorre le battaglie di questi anni, nodi, convinzioni e strategie di cui ha intessuto la sua politica, quasi una summa dei suoi quattro mandati con i governi Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi, alla guida del dicastero voluto da Giovanni Spadolini. E il futuro? Tra pandemia e guerra, ragiona Franceschini, "l'apocalisse che abbiamo passato e che tutti avremmo volentieri evitato", ci ha in qualche modo cambiati costringendoci "a prendere in considerazione vie inedite", a guardare le cose "da angolazioni differenti" . Un ripensamento che potrà essere ancora motore di crescita, sostiene, proprio "se assumerà come pilastri le arti, i saperi, il paesaggio, la creatività". Ripartire dalla cultura, insomma, è "l'unica via possibile per costruire un'Italia capace di cambiare e di crescere", così come sarà la cultura che aiuterà la ricostruzione, a guerra finita, "per lenire e ricucire tra chi si è combattuto". Una conclusione che suona come un'appello alla politica e non solo: ci vuole coraggio ma "dipenderà da noi". (ANSA).
   

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