Attori protagonisti, verso l'Oscar postumo a Boseman

Tornano in gara Hopkins e Oldman. Prima volta per Yeun e Ahmed

La vittoria postuma di quasi 30 premi della stagione, fra i quali il Golden Globe, lo Screen Actors Guild e il Critics Choice Award, indicano come chiaro favorito per l'Oscar al miglior attore protagonista Chadwick Boseman per quella che è la sua ultima performance in Ma Rainey's Black Bottom di George C. Wolfe. In gara con lui in una shortlist mai così rappresentativa della diversità: due maestri della recitazione, già vincitori di un Academy Award a testa, Anthony Hopkins (The Father) e Gary Oldman (Mank), insieme a debuttanti agli Oscar come Steven Yeun (Minari) e Riz Ahmed (The sound of metal).

"Uno dei ruoli più importanti, se non il più importante di sempre per un attore afroamericano": così Viola Davis (in gara fra le attrici protagoniste) ha definito il personaggio interpretato da Boseman in Ma Rainey's Black Bottom, adattamento del dramma teatrale firmato da August Wilson, dedicato alla figura di Ma Rainey, considerata la madre del blues. L'interprete di Black Panther, scomparso ad agosto a 43 anni a causa di un tumore, nel film ha prestato il volto, offrendo una performance travolgente, a Levee, talentuoso ma presuntuoso e ribelle suonatore di tromba nel gruppo di Ma Rainey. Se vincesse Boseman, sarebbe la seconda volta nella storia degli Academy che viene attribuito un Oscar postumo nella categoria del migliore attore protagonista: la prima è stata nel 1977 con la statuetta a Peter Finch per Quinto potere.

L'83enne Anthony Hopkins, vincitore della statuetta alla prima nomination nel 1992 per il suo iconico Hannibal Lecter nel Silenzio degli innocenti, torna in gara per la sesta volta agli Academy Awards, regalando una prova d'attore struggente e potente in The Father - Nulla è come sembra di Florian Zeller con Olivia Colman. Hopkins (che per la sua performance ha appena conquistato il Bafta) nel film è Anthony, ottantenne che perde sempre più il contatto con la realtà a causa della demenza senile. "Quando ho letto la sceneggiatura ho detto subito sì - ha detto Hopkins a Npr - è stata la stessa reazione che ho avuto quando ho letto lo script del Silenzio degli innocenti".

A tre anni anni dall'Oscar conquistato per la sua prova nei panni di Winston Churchill nel film L'ora più buia, Gary Oldman torna in gara grazie alla sua interpretazione di un personaggio realmente esistito, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz in Mank di David Fincher. Una sfida d'attore che ha suscitato anche perplessità in alcuni critici visto che Oldman, 62 enne, ha quasi 20 anni di più rispetto a quanti ne aveva Mankiewicz nel periodo raccontato dal film, la scrittura della sceneggiatura di Quarto potere. Rilievi che cadono davanti all'impressionante capacità introspettiva dell'attore, evidenziata anche dalla richiesta di Fincher di non adottare trucchi o parrucche che lo rendessero più simile a Mankiewicz.

Gli anni dell'università, dai quali è uscito con una laurea breve in psicologia con specializzazione in neuroscienze, hanno avuto anche il pregio di far scoprire a Steven Yeun, nato a Seoul e cresciuto negli Usa, l'amore per la recitazione. Da allora la sua carriera è stata in crescendo soprattutto grazie al successo internazionale ottenuto con il ruolo di Glenn Rhee in The Walking Dead e a film come Burning di Lee Chang-dong. In Minari di Lee Isaac Chung, Yeun è Jacob, immigrato dalla Corea del Sud che spera di realizzare con la sua famiglia una propria versione del sogno americano. L'attore ha amato di Minari "il fatto che raccontasse l'esperienza degli asiatico-americani senza essere didascalico - ha detto a The Guardian - o avere la necessità della presenza dell'America Bianca per giustificare la trama".

Riz Ahmed, classe 1982, arriva in cinquina grazie alla chiave tanto intensa quanto priva di vittimismi con cui ha tratteggiato il suo personaggio in The sound of metal di Darius Marder. Nel film l'attore britannico di origini pakistane, vincitore di un Emmy per The Night Of, è Ruben, chitarrista metal ex eroinomane, colpito all'improvviso da una grave, crescente e irreversibile perdita dell'udito. Una performance costruita anche su una preparazione durata mesi, sia per diventare un batterista credibile che per imparare al meglio la lingua dei segni. "L'approccio al lavoro e alla vita di Ahmed non passa per scelte facili - ha spiegato il regista -. Per lui è centrale la scoperta e la crescita".

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