Glassboy, i bambini 'supereroi' quotidiani

Arriva su piattaforme da 1/2. Goggi, io nonna un po' 'Maleficent

Far parlare i bambini e parlare a loro, nella maniera di Spielberg e Zemeckis, "che non hanno paura di raccontare storie per il pubblico". E' l'obiettivo condiviso dal regista Samuele Rossi e dal produttore Emanuele Nespeca nel realizzare Glassboy, ispirato dal romanzo vincitore del premio Andersen 2012, Il bambino di vetro di Fabrizio Silei (Einaudi ragazzi). Un family movie per il pubblico più giovane ("genere che in Italia viene spesso ignorato" sottolinea Rossi) con un cast che comprende Andrea Arru, Giorgia Wurth, Loretta Goggi, Massimo De Lorenzo, Giorgio Colangeli, David Paryla, Rosa Barbolini, Mia Polemari e Stefano Trapuzzano. Dopo aver essere stato l'unico titolo italiano in concorso al Giffoni Film Festival Winter Edition ed aver vinto un premio al Tallinn Black Nights Film Festival, Glassboy, distribuito da Solaria Film in collaborazione con Minerva Pictures, arriva dal 1 febbraio on demand sulle principali piattaforme. In parallelo, dopo la vendita in Germania, sono già in corso trattative per la distribuzione in altri Paesi.
Al centro del racconto, in un linguaggio che "vuole unire realtà e fiaba, per rappresentare bambini di oggi filtrati da un mondo lontano", dice il regista, c'è Pino (Arru), 11enne costretto da una malattia ereditaria, che lo rende molto fragile, a vivere confinato in casa. Un quotidiano vissuto dal bambino, appassionato di supereroi, quasi esclusivamente circondato da adulti: come gli affettuosi genitori (Wurth e Paryla), ma anche la nonna Helena, dispotica e iperansiosa (Goggi). Tutto cambia quando Pino incontra Mavi (Barbolini), intraprendente coetanea a capo di uno dei gruppi di bambini del paese, gli Snerd. "Volevo creare un film forte, incisivo, che coinvolgesse il pubblico e riflettesse la purezza e l'autenticità dell'infanzia" dice Rossi, che rende anche un omaggio ai Goonies. Tanti i cambiamenti rispetto al libro di Silei (che ha amato molto il film), a cominciare dall'ambientazione, passata da fine '800 ai giorni nostri: "Per me l'importante era non perdere l'energia e il modo autentico che ha Fabrizio di raccontare l'infanzia". Glassboy si è rivelato anche profetico: "Pino è costretto in casa da una malattia, qualcosa che i bambini stanno realmente affrontando. A causa della pandemia è stata tolta loro in questi mesi la possibilità di vivere il fuori, è stata sottratta la fisicità della scuola". In Glassboy, prodotto da Solaria Film con Peacock Film (Svizzera), Wildart Film (Austria) e Rai Cinema, uno dei personaggi adulti più interessanti è Nonna Helena (Goggi, anche fra gli interpreti di Ritorno al crimine di Massimiliano Bruno, ndr) : "Ho detto subito sì a Samuele, mi piaceva tornare a fare quello che facevo da ragazzina, la tv dei ragazzi, con la quale si aveva l'ambizione di rendere il pubblico più giovane un po' più preparato e pronto come spettatore e lettore. Questo film può aiutarci a riconquistare uno spazio in un genere così importante". L'attrice ha amato la sfida del ruolo: "Rispetto ai miei nonni, che erano molto affettuosi, Helena è diversa: la terrorizza l'idea di perdere il nipote che vede così fragile. Invece la fragilità di Pino è proprio il suo punto di forza interiore, un altro aspetto nel quale mi sono immedesimata. I bambini sul set mi dicevano che Helena è un po' come Maleficent...". Pino "è un ragazzino che vive in tutti noi, chiunque ha vissuto l'esperienza di non essere accettato da un gruppo - spiega Andrea Arru, classe 2007 -. E' un personaggio che affronta un contrasto interiore, vorrebbe fare amicizia, ma allo stesso tempo non vuole creare problemi per il fatto di essere malato". Tutto il cast di giovanissimi interpreti, di cui molti al debutto, sottolinea il parallelo fra l'isolamento di Pino e quello causato dalla pandemia: "Stavo iniziando a risentire molto del non andare a scuola, mi mancava l'interazione giornaliera con i miei compagni - dice Stefano Trapuzzano -: per fortuna ora siamo tornati, al 50% ma è meglio di nulla".

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