Poesia e politica, torna il mito di Neruda

Negli anni '70 Pablo Neruda era un poeta talmente famoso e internazionale da diventare punto di riferimento sia per romantici fidanzati in cerca delle parole per dirlo, sia per ferventi rivoluzionari che credevano all'utopia egualitaria dei paesi sudamericani. In realta' il poeta e scrittore cileno veniva da molto lontano ed e' proprio all'indomani della seconda guerra mondiale, ai primi segni della Guerra Fredda, che la sua vita cambio' e la sua poetica civile divenne chiara scelta di campo. Questo narra il film di Pablo Larrain (molto amato in Italia da "Tony Manero" a "No") 'Neruda' dal 13 ottobre nelle sale italiane. C'e' un po' di Italia del resto in questo ambizioso affresco d'epoca (il racconto si svolge tra il 1948 e '49) poiche' Good Films figura tra i coproduttori e permettera' all'opera un'uscita nelle nostre sale. Sullo schermo Neruda e' Luis Gnecco, star della tv cilena, gia' visto in "No" e "La prima luce" di Vincenzo Marra. Ma il film ha in realta' tre punti di vista diversi: intorno a Neruda si muovono infatti il Dittatore Videla (Luis Castro) che firmo' il mandato di arresto contro il poeta (e senatore) che aveva osato accusarlo in parlamento; e soprattutto l'ispettore di polizia Oscar (Gael Garcia Bernal) che per un anno cerco' inutilmente le tracce dell'accusato che si era dato alla macchia. In un sottile confronto psicologico in cui Neruda lasciava dietro di se' tracce capaci di indirizzare Oscar senza mai permettergli di effettuare l'arresto, si sviluppa una singolare amicizia fatta di lealta', stima, astuzia. Neruda e' un bell'esempio del nuovo cinema che in questo periodo incontra grande favore sugli schermi latino-americani: un cinema popolare e scritto secondo le regole dello spettacolo, ma nutrito da forti sentimenti politici e sociali che mirano a restituire identita' culturale alle diverse cinematografie. In questo contesto Pablo Larrain e' ormai una figura di riferimento e il suo nuovo lavoro, benche' molto diverso dai precedenti, non delude. Semmai ci si stupisce un po' che la sezione "indipendente" del festival abbia saputo strapparlo al concorso principale, anche in forza della fedelta' con cui in passato aveva accompagnato il miglior cinema sudamericano. Amicizia virile, scelta politica, storia, arte sono le parole chiave per leggere al meglio il racconto di Neruda. Ma l'abilita' del regista sta nell'evitare in ogni modo la "santificazione" del personaggio, che invece e' una sorta di cartina al tornasole per gli altri personaggi e il contesto storico-politico in cui si muove. Animato in prima battuta da sentimenti romantici e passione creativa, finito in politica quasi per caso, Neruda prende lentamente coscienza, in questo lungo anno di vita pericolosa, del suo possibile ruolo sociale e di come i suoi versi siano in grado di dare ideali e speranza a una generazione incupita dal gelo della Guerra Fredda e della dittatura. Suo malgrado comincia quindi a costruire la sua immagine pubblica, a scolpire la sua leggenda popolare che poi sara' anche la chiave del suo successo internazionale. Non e' un caso che oggi torni di moda e i suoi libri riprendano spazio negli scaffali delle librerie. In questo il film arriva davvero al momento giusto.

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