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Cannes, Totopalma tra Broker, Park Chan-wook e Close

Bene Les Amandiers, l'Italia spera con Martone e Favino

Kore'eda con il suo BROKER, ARMAGEDDON TIME di Gray, DECISION TO LEAVE di Park Chan-wook, LES AMANDIERS della Bruni Tedeschi, TRIANGLE OF SADNESS di Ostlund, BOY FROM HEAVEN di Tarik Saleh e, new entry molto quotata, CLOSE di Lukas Dhont. Potrebbero essere questi i magnifici sette di questa 75/a edizione del Festival di Cannes ad entrare nell'ambito Palmares che sarà rivelato domani. E questo dopo che sono passati stamani gli ultimi due film: SHOWING UP di Kelly Reichardt e UN PETIT FRERE Léonor Serraille.
    in pole position per la Palma d'oro ci sarebbe BROKER di Kore'eda, poetica rilettura del dramma dei bambini abbandonati e rivenduti. In questo film a correre come miglior attore c'è anche il mattatore coreano, Song Kang-ho (il Mr Kim di PARASITE). Ben piazzato, e anche il mio preferito, DECISION TO LEAVE del coreano Park Chan-wook: tra thriller e IN THE MOOD FOR LOVE, racconta la storia d'amore tra un commissario e una sospetta pluriomicida. Immagini stupende e un suicidio finale marino e romantico. Da segnalare anche di questo film sia la bella omicida, la torbida cinese Tang Wei, sia il commissario insonne e meticoloso Park Hae-il. Ben piazzato anche ARMAGEDDON TIME, film squisitamente biografico di James Gray che racconta del Queens degli anni Ottanta, uno dei due film americani in concorso.
    In CRIMES OF THE FUTURE di Cronenberg a prevalere la visionarietà del maestro canadese, ovvero: diventeremo mangiatori di plastica? Dal cappello di Fremaux potrebbe cosi uscire un premio speciale per lui? In LES AMANDIERS di Valeria Bruni Tedeschi, film mezzo italiano, il ricordo sincopato della giovinezza della regista a Parigi alla scuola di Patrice Cherau è piaciuto a tutti, ma come abbiamo ricordato c'è un problema non da poco: la figlia del presidente di giuria, Vincent Lindon, è nel cast. Perfetto per Lindon invece è TRIANGLE OF SADNESS di Ostlund, graffiante satira su ricchezza e povertà, su influencer e influenzati e sulla sempiterna cattiveria ed egoismo degli umani. Ostlund però nel 2017 aveva vinto la Palma d'oro con THE SQUARE.
    In corsa, meritatamente, anche BOY FROM HEAVEN del regista svedese di origine egiziana Tarik Saleh. Ci troviamo al Cairo, all'Università di Al-Azhar, ovvero nel centro del potere dell'Islam sunnita. A questo si aggiunga un intrigo niente male.
    "Voglio aprire il vaso di Pandora mostrando un mondo che è incorporato in un universo più ampio, che nessuna telecamera ha ancora filmato" ha detto lo stesso regista. Vola nelle previsioni per la Palma d'oro poi CLOSE del regista belga Lukas Dhont, che sembra un film dei fratelli Dardenne giocato molto sull'ambiguità, ma non troppo. Protagonisti due tredici anni, Leo e Remy, amici per la pelle tanto da creare più di un sospetto nella scuola che frequentano dove diventano oggetto di un bullismo. Tra le sorprese anche TCHAIKOVSKY'S WIFE di Kirill Serebrennikov, unico regista russo in concorso, amato molto dai francesi. Bravissima poi l'attrice che interpreta la moglie del musicista, Aliona Mikhaïlova. E sempre tra le sorprese, ma non troppo, R.M.N. di Mungiu, un film meno forte dei precedenti, ma con nel finale un dibattito pubblico che raccoglie tutti i luoghi comuni sul razzismo: da mangiano un cibo che puzza a possono trasmettere virus mortali.
    E gli italiani? La speranza c'è sempre per NOSTALGIA di Mario Martone, a cui comunque i critici francesi hanno dato due palme: il film sembra avere più chance per una candidatura come miglior attore a Pierfrancesco Favino. Per LE OTTO MONTAGNE di Charlotte Vandermeersch e Felix Van Groeningen, almeno sulla carta, poche speranze. 
   

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