• Nomadland porta a casa i premi dei critici ma Pechino attacca il film

Nomadland porta a casa i premi dei critici ma Pechino attacca il film

Turba la corsa di Chloe Zhao verso gli Oscar. Lutto sul set: suicida il tecnico del suono

Continua la marcia di "Nomadland" verso gli Oscar: dopo i Golden Globes il film della regista Chloe Zhao ha portato a casa quattro premi dell'associazione dei critici nord-americani. Ma a rovinare i festeggiamenti dei Critics Choice Awards sono arrivati feroci attacchi da Pechino, piu' la notizia che Michael Wolf Snyder, il tecnico del suono del film, si e' tolto la vita qualche giorno fa a 35 anni dopo una lunga lotta contro la depressione. Chloe ha dedicato a Snyder i nuovi quattro premi (miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura e migliore cinematografia) dopo che David, il padre del giovane, ne aveva confermato su Facebook il tragico gesto.

Era stato David, uno psichiatra di professione, a scoprire il corpo del figlio dopo che da giorni ne aveva perso i contatti: "Il lockdown da Covid ha avuto un ruolo", ha spiegato, ma Michael "sembrava star meglio ed era felice per la serie di candidature ricevute da Nomadland", anche se "probabilmente se ne era gia' andato prima della vittoria ai Golden Globes". Con la tragedia della scomparsa di uno dei suoi piu' stretti collaboratori - Snyder aveva lavorato con lei anche in "Rider" -hanno contribuito a turbare il cammino di "Nomadland" verso gli Academy Awards le polemiche sulla Zhao rimbalzate dalla Cina.

Dopo esser stata lodata come esempio di "orgoglio nazionale", la cineasta nata a Pechino ma che ha studiato in Gran Bretagna e negli Usa, e' stata attaccata sui social media in mandarino per aver "insultato" il suo paese di origine con commenti sulla censura del 'Great Firewall' che risalgono a una decina di anni fa. La scorsa settimana erano apparsi sui social cinesi pesanti commenti, con accuse a Chloe di aver "diffamato" la Cina e di "tradimento". Due le frasi incriminate: oltre a quella sulla censura, che risale al 2013, c'e' un'intervista della regista a un sito online australiano in cui lei dice che "gli Stati Uniti sono ora il mio paese".

Tra appelli al boicottaggio del film, sono sparite da un giorno all'altro le pubblicità, e adesso è perfino in dubbio l'uscita di "Nomadland" nelle sale cinesi: era prevista il 23 aprile, ma la data è stata poi cancellata, in attesa di ulteriori sviluppi. 
   

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