Trabacchi, io Primo Levi, esempio universale oggi

L'attore ora sul set di 14 giorni di Cotroneo, con moglie Natoli

"Grazie al privilegio che mi è stato concesso, e lo dico con profonda umiltà, ho potuto approfondire, conoscere finalmente tutta l'opera di Primo Levi, ma anche le interviste dirette che ci ha lasciato che sono un patrimonio. Nonostante egli stesso, affermasse di esser diventato scrittore per necessità, per trasmettere la memoria, io mi sono convinto leggendo tutti i suoi scritti che Levi ha potuto raccontare il Lager perché aveva le capacità di osservazione di un letterato Universale. Rimane ad oggi uno dei più grandi autori e intellettuali del novecento. Ecco Italia deve andare fiera di aver avuto uomini di questa levatura. Un esempio oggi ancora per tutti, ancora di più. le sue parole restano scopite nel cuore si tutti. Thomas Trabacchi risponde all'ANSA (in una pausa del set 14 giorni ultimo film di Ivan Cotroneo al suo fianco Carlotta Natoli moglie nella vita e nel film) alla vigilia della messa in onda in occasione della ricorrenza della Giornata della memoria, di "Questo è un uomo" la docufiction, dove presta volto voce a Primo Levi e che ricostruisce i momenti salienti della sua vita. Per non dimenticare gli orrori della Shoah, la Rai rende omaggio all'intellettuale torinese Levi con la docufiction in onda in prima visione su Rai1 sabato 30 gennaio alle 22.45. Una produzione Red Film in collaborazione con Rai Fiction, con la regia di Marco Turco.

"C'è qualcosa di unico e necessario, nella voce di Primo Levi se vedete le sue interviste: quando racconta di Auschwitz. Levi non è stato solo un testimone, ma un grande scrittore a tutto tondo, un uomo capace di esprimere la vocazione letteraria, quella di scienziato - di chimico - e intellettuale. Non c'è una sua sola parola che non sia necessaria per tutti noi, dai grandi romanzi ai racconti dove traspare l'ironia".

La fiction è integrata con rare interviste allo scrittore torinese e testimonianze di chi lo ha conosciuto o ammirato e studiato: da Marco Belpoliti (scrittore e studioso di Primo Levi), Edith Bruck, scrittrice testimone, amica-sorella in sorte di Primo Levi), Noemi Di Segni (presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane), Anna Foa, a Moni Ovadia. Un film documentario che restituisce il senso profondo della testimonianza dello scrittore, mostrando come il suo principale desiderio fosse custodire la memoria per scongiurare ogni forma di oblio e negazionismo.

"Questo è un uomo è il titolo del docufilm dove l'assenza di quel «se» serve anche a marcare la distanza dal suo capolavoro di cui la fiction non vuole essere una fedele riduzione. Si tratta piuttosto di una biografia completa che ripercorrerà tutte le più importanti tappe dell'autore di opere fondamentali della letteratura italiana, come La tregua, La chiave a stella e, ovviamente, Se questo è un uomo. Si scorrere così l'infanzia vissuta a Torino, i suoi studi al Liceo e quelli successivi alla Facoltà di Chimica all'Università torinese. Poi arriveranno le leggi razziali, un breve periodo nella resistenza in Valle d'Aosta iniziato l'8 settembre 1943 e il successivo arresto nel dicembre dello stesso anno, la deportazione ad Auschwitz. Il film di Marco Turco si apre nella primavera dei 1986, un anno primo prima della sua morte, avvenuta per suicidio, in seguito alla caduta nella tromba delle scale della sua abitazione di corso Re Umberto 75. Nel film, Primo Levi si sloga una caviglia durante una passeggiata in montagna; si trova solo e in pericolo ai margini di un burrone e viene portato in salvo da un uomo che gli offre cure e ospitalità nella sua baita. È in questo - solo questa parte ovviamente è un pretesto narrativo - contesto che lo scrittore racconta la sua giovinezza e gli orrori vissuti durante la Shoah allo sconosciuto la cui identità verrà più tardi svelata. E d'altra parte, era stato lo stesso Levi, nella prefazione al suo romanzo, ad aver affrontato «il bisogno di raccontare agli altri e di farli partecipi» di quanto fosse successo nei campi di sterminio: «Il libro — continuava lo scrittore — era stato scritto per soddisfare questo bisogno; in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore». Trabacchi confessa di essere stato sulla tomba si Levi: "di sabato, non ho rispettato lo shabbat ma lui mi perdonerà. E dato che sono un appassionato di dante che ho studiato molto in accademia allo sfinimento, ho letto la parte che preferisco di Se questo è un uomo recita al compagno di detenzione, Pikolo, Il canto di Ulisse di Dante. Ecco mi sono commosso". E' sul set di 14 giorni di Cotroneo "Sono contento di lavorare con Carlotta, è tutto girato in un appartamento, una coppia costretta a una convivenza forzata, stanno per separarsi, lui l'ha tradita, ma lei ha avuto un contatto con un positivo. Ma non è un film sul covid la storia di una coppia, l'indagine su due persone dopo tanti anni di convivenza. Per paradosso, può essere una seconda possibilità, o il distacco definitivo".

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