Cultura

Stato, Chiesa e crimine nella Suburra di Placido

Più soldi tecnologia e libertà, in Italia censurati

BERLINO - La Suburra romana, a Berlino, raccontata a un pubblico mondiale: dal quartiere dell'antica Roma al "concetto" ereditato oggi dalla capitale, "dove Chiesa, Stato e crimine devono creare delle alleanze" per governare. Alla presentazione del palinsesto di Netflix delle nuove serie tv, nella capitale tedesca, è Michele Placido a chiarire che questa serie in 10 episodi - di cui la Rai è coproduttrice - è in realtà "un progetto molto importante proprio per la cinematografia italiana". A raccontare il lavoro di squadra che c'è dietro "Suburra" sono stati la produttrice Gina Gardini e gli attori Alessandro Borghi e Filippo Nigro. Nel cast anche Claudia Gerini, Francesco Acquaroli, Giacomo Ferrara e Eduardo Valdarini.
    Tratta dal libro di Carlo Bonini e Giancarlo de Cataldo, la serie è concepita come "prequel" del film, ha spiegato la Gardini: "È infatti ambientato diversi anni prima, del film che ho fatto io stessa".
    La storia prende l'avvio dalle dimissioni del sindaco: ci sono venti giorni prima che entrino in vigore, e di fronte a un progetto urbanistico esplode il conflitto fra diverse parti, in una vera e propria lotta di potere. "Roma ha una storia universale, e va raccontata a tutti. E nella caput mundi si incontrano tre mondi: la bassa criminalità, che si intreccia col traffico della droga internazionale, la politica corrotta e la cupola di San Pietro. Del resto anche recentemente Papa Francesco ha dovuto fare un po' di pulizia", ha affermato Placido nel suo intervento. Della collaborazione con Netflix, il regista è a dir poco entusiasta: "Penso che in Italia abbiamo la storia necessaria per entrare nelle grandi serie internazionali, dove ci sono più soldi e più tecnologia". E in questa grande casa delle serie tv c'è anche un altro essenziale ingrediente: "Con Netflix abbiamo la libertà di fare quello che ci pare.
    Mentre nelle serie italiane partiamo già censurati", ha affermato, spiegando che in genere ci si autolimita, "perché si sa che non tutto si può dire e non tutto si può fare". Anche nella scelta degli attori il metodo è stato "democratico": "Non ho dovuto prendere i soliti attori, piccole star e star del circuito televisivo, qui ho preso attori di 50 anni che hanno lavorato per la prima volta".
    "E grazie a Netflix anche la Rai osa - ha aggiunto - anche se poi dovremo vedere cosa metterà in onda. A volte in passato proposte di miei progetti non sono state accettate. Anche recentemente un progetto sulle vere motivazioni dell'intreccio fra politica e mafia è stato bocciato". "Sono più attore che regista - ha concesso Placido fra l'altro - e quando dirigo mi piace essere nei miei personaggi. Mi piace far vedere a una prostituta come deve stare a letto col politico. Far vedere come dare l'impressione di un cuore corrotto di un cardinale.
    Mostrare come si massacra un criminale". Insomma il regista Placido non rinuncia mai completamente a fare l'attore. E non l'ha fatto neppure sul set di Suburra.
   

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