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'Stop alla ricerca con Israele', bufera sull'ateneo di Torino

'Stop alla ricerca con Israele', bufera sull'ateneo di Torino

Il fronte per il boicottaggio delle relazioni con Israele si allarga ad altre università da Bologna a Pisa gli studenti chiedono di interrompere gli accordi

21 marzo 2024, 09:24

Redazione ANSA

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Rettore dell 'Ateneo di Torino, Stefano Geuna - RIPRODUZIONE RISERVATA

Fa discutere lo stop deciso ieri dal Senato accademico di Torino al bando «Maeci» del ministero degli Affari Esteri per la cooperazione tra istituzioni italiane e israeliane in materia di ricerca scientifica. Una partecipazione ritenuta 'non opportuna' per la guerra in corso. Preoccupata Giorgia Meloni: 'Considero preoccupante che il Senato accademico dell'Università di Torino scelga di non partecipare al bando per la cooperazione scientifica con Israele. E lo faccia dopo un'occupazione da parte dei collettivi. Se le istituzioni si piegano a questi metodi rischiamo di avere molti problemi". Lo ha detto alla Camera, durante la replica nel dibattito sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Il clima negli atenei si inasprisce alla vigilia dell'incontro tra la ministra dell'Università e i rettori.

 "Nessun boicottaggio e men che meno antisemitismo". La decisione del Senato accademico di Torino di non partecipare a un bando di cooperazione scientifica con Israele emesso nel 2024 "é stata un'azione su un bando molto specifico. Tutti gli accordi attualmente in vigore con le università israeliane, e sono tanti, rimangono validi". Così il rettore dell'Università di Torino, Stefano Geuna - a margine di un incontro del tavolo delle Università contro le molestie. 

 "Quella dell'Università di Torino è una decisione che non condivido seppur assunta nell'ambito dell'autonomia propria degli Atenei. È triste che una scelta simile coincida con la prima giornata nazionale delle Università che ha come titolo: 'Porte aperte'. Ed è francamente sconcertante che si possa pensare di chiuderle. Ritengo ogni forma di esclusione o boicottaggio sbagliata ed estranea alla tradizione e alla cultura dei nostri Atenei da sempre ispirata all'apertura e all'inclusività". Così il ministro dell'Universitá e della ricerca, Anna Maria Bernini

 Momenti di tensione si sono registrati a Bologna: I manifestanti urlano 'Intifada sempre sarà' e 'Unibo devi boicottare Israele'.  Quando il corteo dei collettivi -che protesta in occasione dell'apertura dell'anno accademico dell'Università di Bologna- è avanzato verso lo schieramento di polizia che ha respinto le prime fila a colpi di scudo. È volata anche qualche manganellata, mentre dalle file dei contestatori arrivavano sputi e insulti verso i poliziotti.

Il clima negli atenei impensierisce la politica. La scelta di Torino è condannata da Idv, Azione, a numerosi esponenti della maggioranza, fino al leader M5s Giuseppe Conte, che parla di "errore capitale". Il senatore Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, chiede una convocazione urgente della commissione Segre per stigmatizzare la decisione dell'ateneo. Un gruppo di prof si dissocia, "così si infangano i docenti che si opposero al fascismo", e su Change.org viene lanciata da una laureata una petizione che chiede che UniTo mantenga i rapporti con le università israeliane.

Botta e risposta alla Normale di Pisa, istituto di studi superiori post universitari, tra una parte di studenti e il direttore Luigi Ambrosio. Gli Allievi chiedono in un documento approvato da una maggioranza che "la Normale interrompa le relazioni con università e centri di ricerca che appoggiano lo sforzo bellico di Israele". Ma il direttore Ambrosio replica che il "tema non è in discussione" e ribadisce la linea della Scuola. Gli Allievi chiedono pure che si "rimuova dal sito della Scuola il bando del ministero degli Esteri 'Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele'", il bando fermato dal senat accademico dell'Università di Torino. 

 Sempre il documento degli Allievi della Normale di Pisa chiede di rimuovere dal sito della Farnesina il bando per un accordo di cooperazione con enti di Israele pure "impegnandosi a non dare corso alle collaborazioni previste da esso", inoltre viene chiesto di "interrompere i comunicati congiunti sul tema con la Scuola Sant'Anna di Pisa, che collabora attivamente alla produzione di saperi tecnici per la filiera bellica" e "mettere in discussione il rapporto di collaborazione tra le due istituzioni" accademiche pisane.
Gli studenti della Normale chiedono anche di "esporre la bandiera palestinese dal Palazzo della Carovana", per "esprimere attivamente e pubblicamente solidarietà verso il popolo palestinese e aprire effettivi spazi di dialogo su questi temi tra studenti e organi direttivi della Scuola e all'interno della comunità". Infine, il documento chiede di "non intraprendere nuovi rapporti con istituzioni israeliane, impegnandosi a portare queste istanze all'interno della Crui e del ministero dell'Università e della ricerca".

Una lunga lista verso la quale è netta la replica del direttore della Scuola Normale, Luigi Ambrosio: "Non siamo una comunità chiusa, anzi - afferma rivolto agli Allievi che hanno presentato il documento -. Già nello scorso novembre il nostro Senato accademico chiese l'immediato cessate il fuoco e riguardo alla Sant'Anna gli studenti si assumeranno la responsabilità delle loro affermazioni. Finché sarò direttore la collaborazione ad ampio spettro su ricerca, didattica, edilizia e orientamento resterà inalterata. Infine ricordo che la Normale attiverà due assegni di ricerca per la Classe di scienze politico sociali, a Firenze, a due studiosi che sono un palestinese e un israeliano".

E' intervenuta nella polemica anche la rettrice Sabina Nuti della Scuola Sant'Anna, altro istituto di studi universitari superiori che ha sede a Pisa. Secondo Nuti "il dibattito pubblico deve essere attento a tutti i conflitti nel mondo, ma anche su altre questioni cruciali che dovrebbero interessare i giovani, come la condizione delle donne iraniane e del continente africano. Temi sui quali la Sant'Anna è attentissima". "La collaborazione - conferma - con la Normale proseguirà perché rappresenta un valore aggiunto per entrambe le istituzioni. Noi abbiamo ben chiaro il nostro codice etico e l'impatto delle nostre ricerche nei diversi campi della scienza per dare un contributo alla società". 

Di Segni: 'Preoccupa l'escalation atenei, odio verso ebrei'

 "Una preoccupante escalation negli atenei, con esplicitazioni di un odio verso Israele e verso gli ebrei che nelle ultime settimane ha raggiunto livelli di gravissima preoccupazione" che impone di "arginare ed evitare alcuni episodi e situazioni" e di "favorire anziché isolare la conoscenza della realtà israeliana". E'quanto chiede in una lettera la presidente delle comunità ebraiche Noemi Di Segni, paventando un rischio di antisemitismo nelle università, alla ministra dell'Università Bernini e alla presidente della Conferenza dei rettori Iannantuoni alla vigilia dell'incontro sul clima di protesta nelle università italiane. 

"Ormai si è superata ogni linea rossa e la preoccupazione per la situazione universitaria dilaga. Facciamo un appello a Meloni, a Bernini e alla presidente della Crui Iannantuoni, affinché la definizione dell' International Holocaust Remembrance Alliance sull'antisemitismo sia recepita a pieno da tutte le Università italiane. Chiarendo in modo lapidario che ogni forma di boicottaggio e demonizzazione, sono antisemitismo. L'Università italiana non si può piegare alle irruzioni e alle distorsioni",  ha detto all'ANSA,  Di Segni.

Rappresentante degli studenti, 'Unibo ipocrita sulla pace'

 "Ministra, mi trovo d'accordo con lei quando dice che negli atenei italiani stiamo affrontando una situazione di emergenza e intolleranza. Da mesi, infatti, assistiamo alla censura sistematica delle voci provenienti dalla comunità palestinese e di quelle che sono le richieste delle mobilitazioni studentesche". Lo ha detto Francesca Saccardi, rappresentante degli studenti dell'Università di Bologna, nel suo intervento dal palco in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, rivolgendosi alla ministra dell'Università Anna Maria Bernini.

Saccardi si è rivolta anche all'Università: "Trovo tragica l'ipocrisia con cui il nostro ateneo si affaccia sul contesto internazionale, appellandosi genericamente ad un'idea astratta di pace, richiamandosi ad una posizione di neutralità che nella storia recente di questa istituzione non abbiamo avuto", ha detto, ricevendo numerosi applausi dalla platea. Gli esempi sono diversi: il posizionamento a favore del popolo ucraino, il sostegno alle proteste delle donne iraniane, la battaglia per "la liberazione di un nostro compagno e collega, Patrick Zaki".

Tuttavia "il coraggio dimostrato negli scorsi anni si scontra con la debolezza con cui la nostra governance prende oggi parola sul genocidio della popolazione palestinese della Striscia di Gaza".
Nel suo intervento la studentessa ha criticato anche la misure come il decreto Caivano e il ddl 'eco-vandali': "La criminalizzazione del dissenso è un chiaro campanello di allarme dello stato di salute di un Paese democratico, lo sa bene chi in questi mesi ha attraversato le piazze cittadine e visto incrementare la violenza delle forze dell'ordine", ha detto Saccardi, riferendosi ad alcuni episodi recenti tra cui quello di una ragazza colpita in mezzo alle gambe dal calcio di un poliziotto, "la cui denuncia è stata prontamente archiviata, giustificando la 'paura' che un uomo, in tenuta antisommossa, poteva avere di una ragazza disarmata". 

'Manuali di storia filo Putin', verifiche del ministero

 Il ministero dell'Istruzione e del Merito ha avviato verifiche per appurare "se i contenuti dei manuali di storia e geografia presentino effettive criticità dopo la notizia della diffusione di libri di testo Cartine geografiche discutibili, resoconti fin troppo filo-russi e inesattezze storiche da matita blu. Per questo il ministero dell'Istruzione e del Merito ha deciso di avviare le necessarie verifiche su alcuni libri di testo utilizzati dalle scuole medie i cui contenuti sono stati duramente criticati da attivisti ucraini, giornalisti e associazioni. Viale Trastevere vuole appurare "se i contenuti dei manuali di storia e geografia presentino effettive criticità" riguardo ad una presunta "impostazione faziosa e distorta della realtà storica, in favore della narrazione della Russia putiniana e dell'Unione Sovietica comunista".

Il caso è scoppiato in seguito alla segnalazione da parte della giornalista ucraina, ma che da anni vive in Italia, Irina Cascei e del direttore dell'Osservatorio Ucraina dell'Istituto Gino Germani, Massimiliano Di Pasquale. Entrambi hanno raccolto le segnalazioni, arrivate soprattutto da Roma e Milano, degli errori che compaiono sui testi di scuola. Si passa dalla "regione russa" che comprende anche l'Ucraina all'annessione della Crimea "su richiesta".

Una versione filo-russa che ha fatto storcere il naso non solo agli attivisti e agli analisti, ma anche agli stessi genitori di studenti e studentesse. In alcuni manuali i russofoni d'Ucraina diventano direttamente "russi", mentre l'Ucraina e i Paesi baltici sarebbero annessi alla Russia. Si parla anche dell'"esaltazione dell'Unione sovietica, caduta la quale gli Stati attorno alla Russia sono solo in preda a un nazionalismo sfrenato" o della "guerra civile in Donbass", come riferisce lo stesso Di Pasquale a Repubblica. Sono tanti gli esempi di realtà distorta - come spiegano gli stessi attivisti -, di fronte ai quali però le case editrici sembrano prendere le distanze.

"Da parte nostra - spiega Elena Bacchilega, direttrice editoriale di Zanichelli - non c'è alcuna volontà di sostenere o giustificare alcun regime". Ma anzi, nelle prossime edizioni dei testi criticati saranno apposte modifiche sostanziali, revisioni fondamentali soprattutto tenendo in considerazione l'invasione russa del 2022. Nell'aggiornamento si parlerà dunque della "svolta filo europea ucraina", degli "interventi militari a più riprese" della Russia, della "annessione della Crimea non riconosciuta dalla comunità internazionale", ma anche dell'"l'offensiva militare del 2022 con l'obiettivo di rovesciare il governo ucraino democraticamente eletto" e della "resistenza" ucraina.

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