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Voto di scambio, arrestata consigliera comunale di Bari

Operazione antimafia della Dda, misure per 19 persone

Per la compravendita di voti alle comunali di Bari del maggio del 2019 furono pagati - secondo l'accusa - dai 25 ai 50 euro per ogni singola preferenza. Per le ammnistrative pochi mesi dopo a Valenzano ci sarebbe stato il supporto della criminalità organizzata. Ma se per la competizione nel capoluogo pugliese lo schema era affidarsi a 'procacciatori' di voti, con tanto di mappatura, censimento degli elettori ed un garante per dirimere ogni eventuale controversia, a Valenzano lo scambio illecito sarebbe stato basato su un presunto patto mafioso con i clan che avevano il pieno controllo del paese. In particolare con il presunto boss Salvatore Buscemi. Sono questi i contorni dell'inchiesta che ha portato oggi all'arresto di 19 persone su ordine del Gip di Bari che ha accolto le richieste della Dda. Tra gli arrestati la consigliera di maggioranza del Comune di Bari, Francesca Ferri (Italia popolare), il suo compagno Filippo Dentamaro (entrambi in carcere), e l'ex consigliere comunale e regionale, e attuale presidente del Foggia calcio, l'imprenditore Nicola Canonico (per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari).

Ferri e Dentamaro sono anche accusati di maltrattamenti ai danni di un bambino di 10 anni che avrebbero - secondo quanto si legge negli atti - picchiato e insultato. I dettagli sono stati illustrati in una conferenza stampa alla quale ha preso parte, tra gli altri, il procuratore della repubblica di Bari Roberto Rossi secondo il quale "questo gruppo criminale ha avuto una capacità di penetrazione nel mondo politico attraverso un'interferenza con i processi democratici". Secondo quanto accertato dagli inquirenti, per le amministrative di Bari fu Canonico a creare la lista civica 'Sport Bari', nel maggio del 2019, a sostegno del candidato sindaco del centrodestra Pasquale Di Rella (non indagato) e nella quale si candidò, poi eletta al consiglio comunale, Francesca Ferri. Per quest'ultima, scrivono i giudici, "l'attività investigativa ha dimostrato come la stessa, attraverso il ripetuto ricorso a condotte oltremodo spregiudicate, abbia di fatto impostato il suo intero percorso politico sul malaffare". E su questo presupposto puntava - secondo i pm - a conquistare un seggio alle regionali del 2020.

Nicola Canonico - si legge nell'ordinanza - invece "costituiva per carisma, forza economica ed esperienza politica la figura di vertice del gruppo; garante del risultato dell'illecita impresa e degli equilibri economici sottesi agli accordi corruttivi".
Per questi fatti il gip ha contestato i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.

Lo stesso sistema Ferri e Dentamaro pochi mesi dopo lo avrebbero 'trasferito' a Valenzano, comune in provincia di Bari già sciolto nel 2017 per infiltrazioni mafiose, dove i due avrebbero cercato, con il sostegno di Buscemi, di assicurarsi l'elezione in consiglio comunale di candidati a loro vicini. In cambio del suo 'supporto' a Buscemi erano state promesse modifiche al piano regolatore per facilitare suoi possibili futuri progetti. Per questa seconda vicenda il gip ha contestato lo scambio elettorale politico-mafioso. In diversi passaggi dell'ordinanza si evidenzia l'intesa tra Dentamaro e il presunto capo clan Buscemi. "Vuole conquistare il consiglio comunale di Valenzano - scrivono i giudici riferendosi a Dentamaro - con qualsiasi mezzo e, chiaramente, quello più facile è avvalersi del peso che Salvatore Buscemi può fornirgli". L'indagine ha portato anche ad una decina di arresti di persone ritenute appartenenti a un'associazione mafiosa operante a Valenzano.
   

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