/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

False assunzioni per ottenere permesso soggiorno, 16 denunciati

False assunzioni per ottenere permesso soggiorno, 16 denunciati

Ad Arezzo, aziende fittizie usate come 'scatole vuote'

AREZZO, 08 dicembre 2020, 12:06

Redazione ANSA

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

- RIPRODUZIONE RISERVATA
- RIPRODUZIONE RISERVATA

False assunzioni attraverso aziende fittizie per favorire il rilascio di permessi di soggiorno: è quanto scoperto dai carabinieri del nucleo investigativo e dell'ispettorato del lavoro di Arezzo che hanno denunciato 16 persone, 10 delle quali di nazionalità pakistana, quattro dell'est Europa e due cittadini italiani. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico.
    Al centro dell'indagine, durata un anno e mezzo e nata autonomamente a seguito dell'arresto di un albanese per reati di droga, una serie di imprenditori pakistani, titolari di ditte per la lavorazione di metalli con sede ad Arezzo, che avevano da anni interrotto le attività produttive ed erano ormai sprovviste di una reale sede fisica. Tali società, secondo gli inquirenti, venivano utilizzate come delle 'scatole vuote' per la realizzazione di numerosi atti amministrativi. I cittadini stranieri coinvolti, fittiziamente assunti e consapevoli di ciò, utilizzavano i relativi contratti di lavoro e le buste paga per ottenere, tra l'altro, il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno per lavoro subordinato ed indennità di disoccupazione.
    Organizzatori sono risultati essere due imprenditori pakistani ed un loro parente, che aveva il ruolo di referente unico nei confronti dei professionisti italiani implicati, un commercialista e consulente del lavoro ed un tributarista, che a loro volta curavano tutte le incombenze del caso presso la Pubblica amministrazione.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza