Covid: in Sardegna tamponi rapidi da medici di famiglia

Fimmg sigla intesa con Regione per effettuare test

Firmato l'accordo tra la Regione Sardegna e medici di famiglia che prevede l'utilizzo da parte di questi ultimi di tamponi antigenici rapidi durante l'attività ambulatoriale o domiciliare a favore dei propri assistiti.

Ecco i punti dell'intesa siglata da Fimmg. Il medico esegue i test ai contatti stretti asintomatici da lui individuati o segnalati dal Dipartimento di prevenzione in attesa di tampone rapido, a casi sospetti di contatto che lo stesso medico si trova a visitare e che decide di sottoporre a test rapido, a contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento e identificati in base ad una lista trasmessa dal Dipartimento di prevenzione. L'accesso dei pazienti avverrà su prenotazione e previo triage telefonico e valutazione clinica, e in ogni caso i test antigenici non possono essere oggetto di richiesta da parte del paziente.

Per l'esecuzione dei tamponi saranno individuate strutture fisse o mobili rese disponibili dai Comuni o dalle Aziende del Servizio sanitario regionale, messe a disposizione dei medici di medicina generale che non eseguiranno i test nel proprio studio professionale. L'intesa siglata prevede anche forme di adesione dei medici al servizio di esecuzione del tampone al domicilio del paziente, con l'eventuale coinvolgimento delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca).

Snami, non siamo un "tamponificio". L'accordo Regione-medici di base per la somministrazione di tamponi rapidi è stato firmato solo da Fimmg (Federazione italiana Medici di Medicina Generale) ma è valido erga omnes. "Una pagina vergognosa del sindacalismo sardo - commenta il presidente di Snami Sardegna Domenico Salvago - di fatto si sta costringendo tutta la medicina di famiglia, anche chi non è d'accordo e gli iscritti ai sindacati che non hanno sottoscritto l'accordo nazionale e quello regionale, a farsi carico di un'incombenza pericolosa".

Un'obbligatorietà "deleteria" per i medici, sostiene il vicepresidente di Snami Edoardo De Pau: "Statisticamente un otto/quattordici per cento dei tamponi può avere esito positivo- spiega - i medici che avessero effettuato quei tamponi potrebbero diventare dei contatti e dovrebbero interrompere temporaneamente la professione". E in questo caso, si chiede, "chi continua ad erogare l'assistenza sanitaria ai nostri assistiti? Non siamo un laboratorio di analisi, né un "tamponificio" e soprattutto non possiamo farci carico di altre incombenze perché la nostra giornata lavorativa è già attualmente pesantissima con dei carichi di lavoro non più sopportabili". La sfida dello Snami Sardegna, conclude Salvago, "sarà quella di far esprimere democraticamente tutti i medici di famiglia sardi, sindacalizzati e non, attraverso un sondaggio regionale per il ritiro di questa sciagurata firma".

 

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