Lotta al narcotraffico, blitz Ros in Sardegna e Lombardia

Sono 33 le ordinanze di custodia cautelare eseguite

Sono due le organizzazioni criminali smantellate con l'operazione Dama condotta dai carabinieri del Ros tra la Sardegna e la Lombardia e che ha portato all'esecuzione di 33 ordinanze di custodia cautelare. Una operava nel quartiere Sant'Elia, a Cagliari, con a capo Efisio Mura, già condannato a 3 anni e quattro mesi come componente della banda di Graziano Mesina. Attraverso una rigida organizzazione gerarchica tra capi piazza, pusher e vedette era in grado di generare un volume di affari di un milione di euro al mese spacciando soprattutto cocaina ed eroina.

Il secondo gruppo sgominato aveva invece base in Lombardia, in provincia di Bergamo, strettamente collegato a quello attivo a Cagliari.  A guidarlo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, c'era Umberto Sanna, di Guasila: teneva lui i contatti con la criminalità albanese e calabrese, riuscendo a far arrivare in Sardegna circa 7 chili di cocaina al mese. Le indagini dei carabinieri sono state condotte tra il 2018 e il 2019, sfociate ora in 33 ordinanze di custodia cautelare. Diciotto le persone finite in carcere: Angelo Biasioli, Gianni Brandas Cristian Busonera, Maria Elena Caria, Cristian Fois, Manuel Domenico La Pietra, Sergio Masala Jonata Matza, Renato Meloni, Michele Montis, Efisio Mura, Pier Giorgio Mura, Michela Orofino, Sergio Palmas, Elia Portoghese, Umberto Sanna, Luciano Tronci e Bruno Zanda. Ai domiciliari Alessio Banchero, Giovanni Cauli, Cristian Fois, conosciuto come Bottolino, Riccardo Melis, Susanna Melis, Lugi Mura, Marina Nava Roberto Pireddu, Roberto Secci, Giovanni Zucca. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, infine, per Cristina Camedda, Beatrice Campanella, Fabio Mocci, Maurizio Sanna e Fausto Serra.

I Ros, in quasi due anni di indagini con intercettazioni e appostamenti, hanno ricostruito tutte le attività delle due organizzazioni criminali. Nel quartiere di Sant'Elia il gruppo, secondo quanto accertato, era particolarmente violento: non esitava ad imporre la propria presenza tra i palazzi popolari, costringendo con la forza i residenti a fornire le proprie case come rifugio per i pusher in occasione del blitz delle forze dell'ordine. Al vertice c'era Efisio Mura, che si avvaleva della collaborazione anche di alcune donne. Arrestato nell'aprile 2019, ha continuato a gestire il traffico di droga dal carcere di Uta. "Aveva a disposizione una rete di utenze cellulari introdotte clandestinamente all'interno della struttura penitenziaria - spiegano i carabinieri - e con questa aveva messo in piedi anche un sistema di spaccio direttamente tra le mura carcerarie". Lo zio di Mura, Pier Giorgio Mura, aveva invece il compito di tenere i contatti con una cosca calabrese, la Barbaro Papalia di Platì, operativa a Buccinasco, in provincia di Milano.

Per il trasporto della cocaina, l'organizzazione sardo-lombarda capitanata da Umberto Sanna "si serviva di auto nelle quali veniva ricavato un doppio fondo e di una coppia di corrieri bergamaschi, che non esitava a coinvolgere anche i propri figli minori per meglio dissimulare, come una famigliola in vacanza, la presenza in terra sarda", raccontano i militari. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 11 chili di cocaina purissima e sono state accertate importazioni dalla Lombardia alla Sardegna di altri 11 chili della stessa sostanza stupefacente.


   

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