COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale PANDANT

Felici al lavoro con il giovedì muto: lo dice una ricerca danese

Una giornata di libertà, senza email, interruzioni e riunioni con colleghi e capo,  per concentrarsi solo sul proprio lavoro. Questo uno degli aneddoti nel libro “Il Segreto della Felicità” di Meik Wiking

Immagina di avere un giorno a settimana nel tuo lavoro dove non ci sono riunioni con i colleghi e con il tuo capo e nel quale puoi concentrarti unicamente sul tuo lavoro, un “giovedì muto” da introdurre come prassi in ogni azienda per due volte al mese. Questo e tanti altri aneddoti sono contenuti nel libro “Il Segreto della Felicità. Svelato dalle persone più felici al mondo” di Meik Wiking, edito da MGMT Edizioni. L’autore e fondatore dello Happiness Institute Research, torna sugli scaffali delle librerie dopo il successo internazionale di “Hygge". 

 

La felicità ai tempi del COVID

La felicità è un tema quantomai attuale nel periodo che stiamo vivendo, come ha osservato lo stesso Wiking in occasione dell’uscita del libro in Italia: «Pur con tutte le sue sfide, la pandemia ha forse consentito a molte persone di capire meglio quali cose abbiano davvero importanza per loro, quali le rendono felici, e quali non ne hanno». E i Paesi scandinavi dominano da tempo le classifiche delle nazioni più felici: un’ulteriore conferma è giunta dal World Happiness Report delle Nazioni Unite del 2020, in cui quattro delle prime cinque posizioni sono appunto occupate da Finlandia, Danimarca, Islanda e Norvegia.  

In questo contesto, Meik Wiking ha scelto la felicità come tema che fa da perno alla sua vita. Oltre ad aver fatto conoscere al mondo l’essenza della hygge, è fondatore, ricercatore e CEO dell’Happiness Research Institute di Copenaghen, tramite il quale si propone di dare solide basi scientifiche alla ricerca della felicità. Inoltre, sempre a Copenhagen ha aperto di recente il Museo della felicità.  

Nel nuovo libro, l’autore guarda al di là della sua terra: pur partendo dai cardini della filosofia danese, li illustra in azione mediante casi di individui e organizzazioni di ogni parte del mondo. La premessa: per quanto la cultura del Paese in cui viviamo influisca sul nostro benessere, le vite delle persone felici hanno in comune una serie di fattori che possiamo coltivare per sentirci come loro. E la nostra felicità farà bene anche agli altri, sottolinea l’autore, il cui obiettivo dichiarato è quello di “scovare il buono che esiste davvero in questo mondo e portarlo alla luce per facilitarne, tutti insieme, la diffusione”.

 

I sei pilastri della felicità

La caccia al tesoro del libro si snoda intorno a sei fattori chiave per una vita felice, che Wiking ha identificato traendo ispirazione dal World Happiness Report: senso di appartenenza, denaro, salute, libertà, fiducia e gentilezza. 

Un forte senso di appartenenza caratterizza le culture dei Paesi più felici del mondo, i cui abitanti possono sempre contare sul supporto sociale nel momento del bisogno. In Scandinavia, ciò è riflesso fra l’altro dall’atteggiamento dei cittadini verso le imposte. “La forza dei Paesi nordici”, scrive Wiking, “è la consapevolezza del legame tra il vivere bene e il bene comune. Non stiamo pagando le tasse; stiamo acquistando qualità della vita. Stiamo investendo nella nostra comunità”. Fra i suggerimenti del libro per coltivare la nostra rete di rapporti sociali, Wiking ci invita a “creare una massa critica analogica”, cioè un gruppo sufficientemente ampio di persone disposte a ritagliarsi periodi senza tecnologie nella loro vita quotidiana: il motivo è che sebbene nel nostro mondo ipertecnologico siamo più connessi che mai, continuiamo a sentirci soli.

Quanto al denaro, secondo Wiking non ha effetti garantiti sul benessere: mentre chi è povero è spesso infelice, non è detto che le persone ricche abbiano una vita felice — anche perché “il rovescio dell’ambizione è un senso di perenne insoddisfazione rispetto ai propri risultati”. A questo proposito l’autore mette in risalto le differenze fra Stati Uniti e Scandinavia: considera i primi “un perfetto esempio della nostra incapacità di trasformare la ricchezza in benessere”, mentre nei Paesi nordici la ricchezza è in certa misura svincolata dal benessere individuale. 

Sul terzo fattore chiave per una vita felice, cioè la salute, i danesi la sanno lunga: ritengono il moto imprescindibile, e anche per questo si spostano ogni volta che possono in bicicletta. Fra le altre abitudini salutari da prendere, Wiking cita il Forest Bathing. Questa pratica nata in Giappone, dove è chiamata shinrin yoku, consente di fare un vero e proprio “bagno di foresta”: immergersi nell’atmosfera boschiva e attivare i sensi ha effetti benefici comprovati sulla salute psicofisica. D’altra parte sempre più studi dimostrano che le persone sono più felici all’aria aperta che non in contesti urbani. 

L’equilibrio fra vita professionale e privata, una delle caratteristiche più evidenti dell’approccio scandinavo, è essenziale ai fini del quarto fattore chiave: la libertà. Mentre in Danimarca regna la flessibilità in relazione all’orario e al luogo di lavoro, tanto che lo smart working è in uso da molto tempo, in Svezia c’è chi sta sperimentando la settimana lavorativa di trenta ore. Più a Sud, la Germania promuove la libertà dal lavoro ininterrotto: i server di Volkswagen già dal 2011 bloccano la consegna delle email mezz’ora dopo la fine della giornata lavorativa e la riabilitano mezz’ora prima che abbia inizio la giornata successiva. 

Anche la fiducia — quinto fattore essenziale per una vita felice — ha un ruolo importante sul lavoro: a Copenhagen si sta diffondendo la pratica di giudicare manager e dipendenti in base ai feedback delle persone che assistono anziché tramite processi, monitoraggi e report periodici. Per Wiking l’antidoto nei confronti della sfiducia è l’empatia, che a suo parere andrebbe incoraggiata anche in ambito educativo, fin dai primi anni di vita. Una delle cose che generano più sfiducia nelle persone è la disuguaglianza: l’autore riporta che nel Regno Unito, stando alla New Economic Foundation, le zone che hanno votato a favore della Brexit sono afflitte da disuguaglianze in termini di felicità. 

Wiking “chiude in dolcezza” offrendo numerose storie e consigli sulla gentilezza, ultimo fattore cruciale ai fini della felicità. Un caso su tutti: Be My Eyes, un’app danese tramite la quale volontari di tutto il mondo “prestano i loro occhi” a persone cieche e ipovedenti che ne hanno bisogno nella loro vita quotidiana. E nella Conclusione del libro, è l’autore a chiedere ai lettori di “essere i suoi occhi”, portando avanti la ricerca del buono che esiste nel mondo e comunicandolo agli altri. Solo così si riuscirà a dimostrare che la felicità non è una falsa speranza, ma un’opportunità alla portata di tutti. 

 

 

Chi è Meik Wiking: uno dei più influenti esperti nell’ambito della felicità e autore di diversi libri, tra cui il bestseller internazionale Hygge: La via danese alla felicità, oltre un milione di copie vendute nel mondo, tradotto in più di 30 lingue. Le sue ricerche sono state presentate sui più celebri media, tra cui New York Times, Guardian, China Daily, Figaro, BBC, CNN e CBS. Ha prestato consulenza a città, governi e organizzazioni di tutto il mondo, lavorando fra l’altro per il Ministro della Felicità degli Emirati Arabi, per lo stato di Jalisco in Messico e la città di Goyang nella Corea del Sud. Laureato in Scienze politiche ed economiche, ha lavorato a lungo per il Ministero degli Affari Esteri danese. Ha fondato e dirige l’Happiness Research Institute ed è membro del gruppo di consulenza politica per il Global Happiness Policy Report.

MGMT Edizioni:  Lanciata e diretta da Cristiano Iandolo, questa casa editrice è focalizzata su temi come marketing, business planning, fundraising, creatività, produttività e anche sul management inteso come gestione e miglioramento di se stessi. Fra i libri tradotti e pubblicati da MGMT si trovano Vicolo cieco di Seth Godin e Diventa chi sei di Emilie Wapnick. 

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