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Pecorino Sannita,serve filiera organizzata,qualità riconoscibile

Pecorino Sannita,serve filiera organizzata,qualità riconoscibile

Evento Cia a Vitulano.Promuovere prodotto insieme col territorio

VITULANO (BENEVENTO), 03 novembre 2023, 16:11

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Creare le condizioni per una filiera ben organizzata per giungere ad un prodotto uniforme, con una qualità riconoscibile dal consumatore e legata al territorio. Questa la direttrice principale da seguire per valorizzare il Pecorino Sannita secondo quanto emerso dal convegno organizzato a Vitulano dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Benevento nell'ambito della trentesima Sagra della Castagna e del Pecorino Vitulanese. Alle assise hanno partecipato il sindaco Raffaele Scarinzi, il direttore regionale e quello provinciale della Cia, rispettivamente Mario Grasso e Pasquale Spitaletta, la dirigente scolastica dell'Ipsar 'Le Streghe', Antonella Gramazio, Ettore Varricchio, docente di Qualità e Tecnica delle produzioni alimentari nell'Università degli Studi del Sannio.
    Varricchio ha illustrato gli obiettivi del progetto 'O.Ri. del Sannio': "Significa Organizzazione e Riposizionamento della filiera del pecorino, e vuol dire lavorare per una filiera che sappia seguire processi produttivi che possano essere diffusi in tutto il territorio della provincia. E, soprattutto, significa pensare ad una qualità che sia riconoscibile dal consumatore. Il progetto mira molto alla cooperazione fra gli attori del settore primario e quelli della trasformazione e della commercializzazione". Il Pecorino Sannita, dunque, deve avere suoi connotati legati sia alla tradizione e alla trasformazione sia al territorio. "Quindi, ad esempio, i pascoli sono sicuramente non riproducibili altrove e le caratteristiche peculiari delle molecole dei diversi elementi si trasferiscono nel latte e poi nel pecorino" ha sottolineato il docente, responsabile scientifico del progetto. "E' importante l'allevamento, ma pure la scelta delle razze come la Laticauda e la Bagnolese". In questo quadro "è fondamentale la cooperazione fra gli allevatori: devono discutere fra loro, discutere e comunicare. La comunicazione è decisiva anche verso i consumatori".
    Fra i partner del progetto - che è in via di conclusione - oltre alla Cia, soggetto capofila, vi sono aziende private del settore e l'Ateneo sannita. E, sul fronte della sicurezza alimentare, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. "E' necessario lavorare - ha detto Spitaletta - per uniformare il prodotto e creare un disciplinare; spesso gli animali vengono allevati in modo difforme oppure si fa ricorso a razze non autoctone. Occorre scegliere elementi nutritivi giusti in modo che l'animale eviti lo stress e riesca a dare ottimo latte evitando di andare in mastite. Insomma aiuto agli allevatori affinché puntino sempre più su qualità e uniformità".
    Anche perché "con la qualità certificata si può ottenere una remunerazione nel prezzo del 20-30 per cento in più" ha evidenziato il direttore della Cia di Benevento secondo il quale "bisogna impegnarsi per giungere ad una Dop per il Pecorino Sannita". E Mario Grasso ha aggiunto: "Non si vende solo il prodotto, ma si 'vende' il territorio. Insieme col pecorino si mette in vetrina il paese, l'arte, i boschi. Vitulano è un esempio virtuoso di come funziona bene il volontariato che da' un elemento in più nel discorso della valorizzazione del territorio".
    Di territorio hanno parlato anche il sindaco Scarinzi e la preside Gramazio. "La pastorizia è stato un elemento non solo economico ma anche culturale, identitario e sociale del territorio - ha affermato il primo cittadino di Vitulano - e il pecorino è ancora oggi un prodotto di eccellenza della nostra area. La Sagra è un'occasione per dare visibilità ai progetti di valorizzazione; le istituzioni sono vicine agli operatori anche in una logica di rete con altri partners". Dal canto uso la preside Gramazio ha rilevato: "Puntiamo su una immagine nuova dell'Alberghiero anche all'esterno. La direttrice è che oltre alla cultura dell'accoglienza occorre quella della valorizzazione delle tipicità per la realizzazione della degustazione finale. La scuola va legata sempre più al territorio".
   

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