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Nel Sahara i resti delle piante coltivate 10.000 anni fa

Nel Sahara i resti delle piante coltivate 10.000 anni fa

Scoperti da una spedizione italiana

01 febbraio 2018, 16:40

Redazione ANSA

ANSACheck

Antichissimo vasellame trovato nel deserto libico (fonte: Savino di Lernia, Dipartimento di Scienze dell 'antichità, Sapienza Università di Roma) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Antichissimo vasellame trovato nel deserto libico (fonte: Savino di Lernia, Dipartimento di Scienze dell 'antichità, Sapienza Università di Roma) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Antichissimo vasellame trovato nel deserto libico (fonte: Savino di Lernia, Dipartimento di Scienze dell 'antichità, Sapienza Università di Roma) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Trovati nel Sahara milioni di resti vegetali, tra cui centinaia di migliaia di semi, appartenuti a piante e cereali selvatici coltivati e stoccati da agricoltori preistorici a partire da 10.000 anni fa, quando questa parte d'Africa non era ancora un deserto. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Plants, arriva dalla 'Missione archeologica nel Sahara' di Sapienza Universita' di Roma, diretta da Savino di Lernia, e alla quale hanno preso parte anche i botanici dell'Universita' di Modena e Reggio Emilia.


La ricerca, condotta nella Libia sud-occidentale presso il sito archeologico di Takarkori, descrive millenni di lavorazione e stoccaggio, svelando come cacciatori-raccoglitori prima (tra 10.000 e 8.000 anni fa), e pastori poi (tra 7.000 e 5.500 anni fa) abbiano praticato forme di coltivazione di cereali selvatici, senza che queste piante venissero mai domesticate.

 

 

L'equipe ha portato alla luce milioni di resti vegetali e tra questi oltre 200.000 semi sono stati osservati disposti circolarmente in piccoli raggruppamenti: autentica prova di una forma sofisticata di coltivazione e stoccaggio.


Dallo studio si evince come la domesticazione di piante e animali abbia avuto traiettorie e tempistiche diverse: la selezione di piante a scopo alimentare non e' sempre stata rivolta alla ricerca dei tratti che oggi consideriamo tipici e quasi indispensabili nelle piante addomesticate, come la produzione di frutti grandi che non cadano da soli una volta maturi.

Ogni fase di trasformazione ambientale deve aver infatti obbligato piante ed esseri umani ad affrontare nuove sfide, sviluppando strategie adattive ingegnose. "Un'evidenza archeobotanica straordinaria quella che emerge", commenta Savino di Lernia.

"Le ricerche, da un lato, permettono di comprendere il comportamento umano dei cacciatori-raccoglitori sahariani e, nel caso specifico di Takarkori, mostrano la prima evidenza nota di stoccaggio e coltivazione di semi di cereali selvatici in Africa; dall'altro lato, dimostrano che l'azione umana e' specchio della realta' ambientale".

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