Marco e il tumore, io nato dopo mio figlio

In un libro la speranza, l'incertezza e la 'rinascita'

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 18 NOV - Il cancro: una parola "paurosa, acida come certe piogge. Una parola che quando inizia a frequentarti ti rimane incollata addosso". Ma per il quale, nonostante i segni che possono rimanere, esiste una prima, un durante e un dopo: e forse proprio quest'ultima la parte più importante, quella della 'rinascita'. Nella quale tutto prende una forma diversa e più solida. Magari quella di un neonato: "3770 grammi, il peso esatto della felicità". La storia raccontata nel libro dal giornalista pubblicista Marco Dell'Acqua, "Sono nato dopo mio figlio" per Laurana Editore, è quella di chi contro un tumore del sangue, il mieloma, ha vinto una battaglia durissima, rinascendo più volte al di là del dato anagrafico: la più importante dopo due autotrapianti e un trapianto da donatore di midollo osseo. Nel mezzo delle cure la nascita di Lorenzo, suo figlio. "Senza dire una parola - si legge nel libro - mi aveva già spiegato tutto sulla vita. La morte era stata cacciata via, e il primo colpo del dopo era compiuto". Ogni cosa prende un significato diverso dopo la nascita del figlio. Anche le cure: occorre combattere con più coraggio ancora di prima perché c'è una persona importante in più in famiglia, un esserino che cresce e ha bisogno di attenzioni. È uno spirito di realismo quello con cui il volume racconta la battaglia contro il cancro, senza nulla omettere sulle cure, su come vengono erogate, su come si inizi col percorso oncologico ad avere familiarità con gli ospedali, i ricoveri e i bagagli da preparare, parole che prima non si conoscevano ma che si impara a comprendere da pazienti esperti, speranza e incertezza che a fasi alterne fanno parte del vocabolario giornaliero. Con altrettanto realismo viene raccontata anche 'la rinascita': l'affetto di familiari e amici, la durezza e anche una sorta di 'egoismo' che si è dovuto tirare fuori durante il periodo più difficile delle cure che si sciolgono (anche se su certe cose non si finisce mai di 'restare in guardia', come i saluti con un bacio). I luoghi della rinascita rimangono sempre li, a ricordare ciò che nel bene o nel male è stato il cammino tortuoso della vita. "La clinica Mangiagalli dopo la nascita di mio figlio è salita subito ai primi posti insieme all'Istituto dei Tumori tra i miei luoghi preferiti di Milano. Dove mi hanno salvato la vita e dove la vita è arrivata". (ANSA).
   

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