AstraZeneca: gli esperti contro gli allarmismi, lo stop è cautela

Gli eventi trombotici associati al vaccino evidenziano un tasso analogo a quello registrato nella popolazione generale. In Germania si registra una particolare forma rara della patologia

di Manuela Correra j ROMA

   La sospensione della somministrazione per il vaccino di AstraZeneca decisa dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa su tutto il territorio nazionale - dopo alcuni eventi avversi ed in attesa della pronuncia dell'ente europeo per i medicinali Ema - è un atto dovuto e di "cautela" ma "vanno evitati gli allarmismi".

  Dal direttore generale Aifa Nicola Magrini al farmacologo Silvio Garattini, è questa la posizione condivisa dalla maggioranza degli esperti, che sottolineano come gli eventi trombotici associati al vaccino evidenzino un tasso analogo a quello registrato nella popolazione generale, anche se in Germania si è registrata una particolare forma rara di questa patologia.
   

A tranquillizzare è innanzitutto Magrini: "C'è stata una sospensione perché diversi paesi europei, tra cui Germania e Francia, hanno preferito sospendere in presenza di alcuni recentissimi e pochissimi casi di eventi avversi in donne e giovani, e ciò ha suggerito uno stop di verifiche prima di ripartire. A giorni attendiamo l'Ema" ma "chi ha già fatto il vaccino può e deve restare sicuro. Io mi sento di dire - ha ribadito - che il vaccino è sicuro, anche avendo rivisto tutti i dati".
    L'Ema, rassicura anche il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, "si riunirà a breve per chiarire ogni dubbio in modo da poter ripartire al più presto e in completa sicurezza con il vaccino AstraZeneca nella campagna vaccinale. Confidiamo, perciò, che chi ha ricevuto la prima dose riceverà la seconda nei tempi previsti". Finora, ricorda Rezza, "in Italia sono state somministrate quasi 7 mln di dosi" con "limitatissimi eventi avversi gravi.    La sospensione temporanea per AstraZeneca è stata decisa in via solo precauzionale in accordo con Germania e Francia". Parla di un "atto giusto e di cautela" il direttore dell'Istituto Mario Negri Silvio Garattini e sulla stessa linea è il genetista Giuseppe Novelli, che evidenzia un ulteriore aspetto: i soggetti che hanno ricevuto già una prima dose "sono in teoria confrontabili dal punto di vista immunologico con soggetti guariti da Covid-19, per i quali l'indicazione è di effettuare una sola somministrazione di vaccino dai 3 ai 6 mesi dalla guarigione".

Tuttavia, ai fini di un eventuale posticipo della seconda dose di AstraZeneca dopo le 12 settimane previste - se ciò dovesse rendersi necessario - "sono necessari ulteriori verifiche di laboratorio". Ad evidenziare come non ci sia un maggior rischio di trombosi legato al vaccino è anche la Società Italiana per lo Studio dell'Emostasi e della Trombosi (SISET). Al 10 marzo, il sistema di vigilanza europeo aveva registrato 30 casi di eventi trombotici in 5 milioni di soggetti vaccinati con il vaccino AstraZeneca. Questo numero, afferma, "è paragonabile al tasso di trombosi abitualmente registrato nella popolazione generale e al momento non è possibile stabilire se ci sia stato un nesso di causalità tra la vaccinazione e gli eventi trombotici o se gli eventi siano avvenuti solo per coincidenza". Se un nesso non è dunque al momento ipotizzabile, dalla Germania è però giunta una ulteriore segnalazione in corso di approfondimento: l'istituto federale tedesco per i vaccini Paul Ehrlich ha evidenziato un "accumulo impressionante di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena del seno) in connessione con una carenza di piastrine del sangue (trombocitopenia) e sanguinamento in prossimità temporale alle vaccinazioni con il vaccino Astra-Zeneca". Questo tipo di trombosi colpisce soprattutto le donne e ha una incidenza di 5 persone su un milione. I dati sono ora in fase di ulteriore analisi da parte dell'Ema. 

   

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