Diabete 'esplode' nelle città, 64% malati vive in metropoli

Roma nel 2017 capitale mondiale contrasto malattia

Redazione ANSA ROMA

 Oltre 3 miliardi di persone nel mondo vivono in città metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni e il numero continuerà ad aumentare. Ed oggi vive nelle città il 64% delle persone con diabete, circa 246 milioni, un dato anche questo destinato a crescere. Vivere in città aumenta infatti da 2 a 5 volte il rischio di sviluppare la patologia. Un filo sottile lega infatti l'inurbamento alla crescita di malattie come il diabete, a cui oltre a una suscettibilità genetica, si associano fattori legati allo stile di vita.


    È necessario quindi investire nella salute e il cambiamento potrebbe partire da Roma, 'incoronata' capitale anti diabete 2017. L'annuncio al convegno "Sustainable cities promoting urban health". La Capitale è stata scelta dal programma Cities Changing Diabetes, l'iniziativa globale in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo di Novo Nordisk che coinvolge istituzioni, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, per evidenziare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia. "È fondamentale pianificare lo sviluppo e l'espansione delle città in ottica di prevenzione delle malattie croniche" spiega Andrea Lenzi, coordinatore di Health City Institute. "Nel 1960 un terzo della popolazione mondiale viveva nelle città. Oggi si tratta di più della metà e nel 2050 sarà il 70 per cento. Allo stesso tempo, circa 400 milioni di persone soffrono di diabete e si prevede un aumento fino a 600 milioni nel 2035 - evidenzia invece Erik Vilstrup Lorenzen, Ambasciatore di Danimarca -. Per combattere il diabete è necessario aumentare l'attenzione sulla salute e sullo sviluppo urbano in modo da creare 'città vivibili'. Nella sola Copenaghen ci sono oltre 360 chilometri di piste ciclabili. Favorire la viabilità ciclistica è solo una parte di un approccio multidisciplinare".
   

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