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Tumore al seno e sessualità, la cura comincia dalla comunicazione

Tumore al seno e sessualità, la cura comincia dalla comunicazione

All'Istituto Regina Elena un "diario" per aiutare i pazienti

ROMA, 11 aprile 2024, 15:48

Redazione ANSA

ANSACheck

tumore al seno e sessualità - RIPRODUZIONE RISERVATA

Quando si riceve una diagnosi di tumore al seno è possibile che i trattamenti oncologici causino disagi estetici e alterazioni della sfera sessuale, anche importanti. Per questo all'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire), pazienti selezionati vengono invitati a tenere "Il mio diario della sfera sessuale", in una versione personalizzata per donne e per uomini. Lo scopo del progetto è quello di raccogliere i sintomi relativi ai disturbi della sfera sessuale e il diario è stato formulato in duplice forma, sia come questionario, per aiutare a esternare più facilmente i disturbi della sfera sessuale, sia come testo libero, per raccogliere pensieri sul vissuto percepito.

Una donna su due con carcinoma alla mammella, vive un drastico impoverimento della propria sessualità, con un andamento che peggiora nel tempo, e non va meglio per gli uomini. Questo perché le terapie ormonali utilizzate nel trattamento di una buona parte dei tumori al seno la cui crescita è stimolata dagli estrogeni, conducono a una soppressione di tali ormoni che rappresentano, però, il primo motore biologico della funzione sessuale. Le disfunzioni sessuali coinvolgono aspetti fisici e psicologici. Durante i trattamenti non vi è alcuna ragione medica che richieda di sospendere l'attività sessuale, eppure capita a quasi tutte le donne, ma anche agli uomini, di perdere interesse per il sesso. Il tema è stato affrontato, tra gli altri, al convegno 'Carcinoma della mammella nelle giovani, fertilità, sessualità, estetica e dintorni", organizzato da Patrizia Vici Oncologa Responsabile della Uosd Sperimentazioni di fase IV Ire, Teresa Gamucci, Uoc Oncologia degli Ospedali Sandro Pertini e S.Eugenio-Roma, Grazia Arpino, professore associato oncologia medica università di Napoli Federico II, Mimma Raffaele, Oncologia medica ospedale Sant'Andrea-Roma.
 

"Le pazienti, donne soprattutto - afferma Patrizia Vici - sono molto precise e corrette nel redigere il diario, possiamo quindi considerare i dati che raccogliamo attendibili. E attestano che la dimensione del problema è più grande di quello che si pensava, proprio perché prima il tema della disfunzione sessuale causata dalla diagnosi di tumore al seno e dalle terapie, non era argomento di discussione tra i clinici. Noi oncologi discutevamo di risposta ai farmaci e aspettativa di vita. Adesso parliamo sempre più di qualità di vita dopo il cancro". 

La “soluzione” delle problematiche è “multifattoriale” e comprende tutta una serie di azioni e comportamenti che possono realmente dare beneficio alle pazienti e ai pazienti. È importantissimo intervenire negli stili di vita, con esercizio fisico quotidiano che aiuta a mantenere una migliore forma del corpo, contrasta l’aumento di peso, riduce l’infiammazione generale e i sintomi della menopausa nella donna, riduce il rischio di linfedema, migliora l’umore. Una dieta povera di grassi, proteine animali e zuccheri come il glucosio, migliora il profilo di salute, riduce i rischi metabolici e cardiovascolari associati alla menopausa precoce. Infine, mantenere una vita socialmente attiva migliora l’umore e aumenta la possibilità di essere aiutati. Se il ritorno alla vita sessuale diventa difficile, può essere utile una consulenza psico-oncologica e sessuologica, intesa come parte integrante del percorso di cura, perché incide in modo positivo anche sull’aderenza alle terapie.

Oggi è inoltre spesso possibile avere una gravidanza anche dopo trattamento ormonale. Esistono strategie disponibili come la conservazione degli ovociti, che limitano il rischio di riduzione della fertilità. Presso l’IRE dal 2018 è attivo il Centro per la Tutela dell’Oncofertilità che comprende l’ambulatorio di oncofertilità e la Banca del Tessuto Ovarico e Cellule Germinali (BTO), unica della Regione Lazio. L’attività clinica e di ricerca degli IFO Regina Elena puntano non solo alla guarigione dei malati, ma anche al mantenimento dei loro obiettivi futuri, compresi quelli di una progettualità familiare.  


   

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